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Discussione: L’arte della guerra: per un approccio filosofico-scientifico al Gioco del Risiko
  1. #31
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    Re: L’arte della guerra: per un approccio filosofico-scientifico al Gioco del Risiko

    Quote delaunay ha scritto: Visualizza il messaggio
    Ehm... tecnicamente lo sono.

    1. "club" è una parola inglese il cui primo significato in italiano è "associazione"

    2. "associazione" nel dizionario italiano è "un'unione di persone che si propongono di perseguire uno scopo comune". treccani.it

    3. L'uso del termine inglese "club" di solito sottoindende la presenza di un tesseramento, e di un luogo (fisico o virtuale) dove l'unione di persone si riunisce per perseguire il suddetto scopo comune.

    3. "centro sociale" significa di fatto "luogo di aggregazione sociale".


    ...ergo sono la stessa cosa. Un club di risiko è un "centro", un "luogo" sia fisico che virtuale dove persone si riuniscono in associazione nel per perseguire uno scopo comune, che nel caso specifico è "giocare a Risiko".

    Il punto è stabilire cosa significhi "giocare a Risiko". Per te significa "picchiarsi il più possibile seguendo il valore dell'ipercompetitività"?

    E' di certo una visione possibile. Lo è anche "giocare insieme cercando di ricordarsi che le scopo non è vincere ma divertirsi tutti il più possibile".

    ...ecco, per me quest'ultimo assomiglia di più a quello che è, nei fatti, il gioco della vita. Che nessuno di noi può vincere, scusate se mi permetto un memento mori che so che sono antipatici.

    Lo scopo della vita non è battere la morte. E' vivere.

    Lo scopo del gioco non è vincere. E' giocare divertendosi. Se si gioca in 4, più TUTTI si divertono (non solo il vincitore) più la partita è ben riuscita.

    IMHO
    Il club di Risiko può avere più sfacettature, dipende da come tu vuoi viverlo...
    - puoi solo lanciare dadi per il gusto di farlo e perchè vuoi abbattere carretti a caso
    - puoi imparare un gioco e provare a migliorarti
    - puoi andare in un luogo dove conoscere altre persone e creare nuovi legami di amicizia
    - e altre mille cose... che non sto a scrivere, dai, tanto le motivazioni varie e disparate le conosciamo tutte...

    quello che voglio dire però è che un centro sociale ha uno scopo più ampio di un semplice club di risiko.
    Nel club di risiko c'è un regolamento e uno statuto. il mio scopo come organizzatore è cercare di creare un bell'ambiente di gioco e di fare da garante a quel regolamento e a quello statuto.
    Succede quindi che se ad un certo punto mi viene un elemento problematico, è chiaro che il mio intento sarà provare a far sì che l'elemento si integri e risolvere i problemi... ma io non sono ne sua madre, ne la sua psicologa, pertanto se compie atti gravi contro il regolamento e contro lo spirito del club ho la facoltà di indicargli dove è la porta.
    Un centro sociale invece, a mio parere, è un luogo dove al contrario si accolgono anche le persone problematiche e le si aiutano.
    Per me qui sta la sostaziale differenza...
    A me sembra che qui si voglia quasi far diventare il respo di club un assistente sociale... ora, nessuno lo vieta...se uno lo vuole fare tanto di cappello!
    Io, personalmente, non gestisco più il club, ma se lo facessi, ti direi anche no...
    Ritengo di aver fatto negli anni del mio meglio per far divertire le persone (non ci siamo mai ammazzati per una partita di risiko per mia fortuna) e questo era il mio scopo primario. Mi piace giocare, mi piace organizzare, mi piace interagire con le persone, ma non sono e non voglio essere un assitente sociale o una maestra di vita. Abbiamo persone di 30/40/50 anni adulte e vaccinate. L'educazione gli è stata insegnata dai genitori e dalla vita...se non ce l'hanno, non cambiano perchè glielo dico io.
  2. #32
     Magg. C.te
     
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    Re: L’arte della guerra: per un approccio filosofico-scientifico al Gioco del Risiko

    Quote spappara ha scritto: Visualizza il messaggio
    Succede quindi che se ad un certo punto mi viene un elemento problematico, è chiaro che il mio intento sarà provare a far sì che l'elemento si integri e risolvere i problemi... ma io non sono ne sua madre, ne la sua psicologa, pertanto se compie atti gravi contro il regolamento e contro lo spirito del club ho la facoltà di indicargli dove è la porta.
    Un centro sociale invece, a mio parere, è un luogo dove al contrario si accolgono anche le persone problematiche e le si aiutano.
    Per me qui sta la sostaziale differenza...
    Potresti spiegarmi dettagliatamente cosa intendi per "persona problematica"? Perché messa così, mi pare una definizione un po' vaga


    Quote spappara ha scritto: Visualizza il messaggio
    A me sembra che qui si voglia quasi far diventare il respo di club un assistente sociale... ora, nessuno lo vieta...se uno lo vuole fare tanto di cappello!
    Che ti devo dire, a me riempie di mestizia che in Italia, nel 2018, si interpreti l'invito a creare un ambiente accogliente e inclusivo, e all'insegna della diversità, come un'ingiunzione a "fare l'assistente sociale".

    Mi rattrista ma non mi stupisce, visto il discorso sull'esaltazione dell'egoismo che ho fatto nel post precedente.
    Mi pare così senza senso, tuttavia. Davvero un invito all'altruismo da così fastidio? Ma perché? Ma da quando? Ma che ci è successo?

    Si dialoga. E si dialoga camminando; via via. No? Scrivere; e poi leggere. Ricordi, amico mio? Si racconta che le lettere dell'alfabeto furono inventate da Mercurio, capostipite e nonno di bugiardi e re dei ladri, vedendole nel volo delle gru. Uno scherzo, non credi? (in tua memoria, Picchi)
  3. #33
     Magg. C.te
     
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    Re: L’arte della guerra: per un approccio filosofico-scientifico al Gioco del Risiko

    Quote Valehikari ha scritto: Visualizza il messaggio
    Ciao a tutti, i miei 2 cent sull'argomento:

    Secondo me nel RisiKo! una persona passa attraverso una evoluzione personale che si somiglia un po' con la ricerca di se stessi che bisogna fare nel gioco degli scacchi (che in realtà sono molto più elevati e probabilmente non sono nemmeno un gioco), e che si somiglia in realtà a qualsiasi realtà ludica a cui una persona si avvicina. In particolare ciascuno dovrebbe chiedere a se stesso che viaggio sta facendo, chi è lui, in modo da eliminare le voci esterne e rimanere con ciò che è invece l'essenza del gioco.

    In particolare è vero che ci si può dividere in due categorie (chi gioca per il semplice divertimento, chi gioca per vincere e basta) ma io sono convinta che bisogna, con l'approccio scientifico, aggiungere la terza categoria e fare in modo che sempre più persone ci si avvicinano, ovvero chi gioca perché si appassiona al gioco e vede la sua bellezza.

    Nella maggior parte dei casi le mosse del RisiKo vengono viste come mosse buone o non buone, danneggianti l'avversario, cattive, sbagliate, molto altro, ma mai come belle o migliori.

    Quando si impara ad amare un gioco come il RisiKo secondo me è inevitabile che si debba evolvere personalmente, poiché tutte le fasi della rabbia, della mancanza di senso quando si viene sconfitti, della tristezza, delle esagerate gioie nella vittoria, delle amicizie perdute e tutto il resto, è perché in realtà ci siamo dimenticati del nostro punto di partenza principale, ovvero: "QUESTO GIOCO E' BELLO, COME MI PIACE GIOCARE! E CHE BELLA MOSSA HAI FATTO!"

    Se riuscissimo a tornare a questa origine, ogni pezzo andrebbe velocemente al suo posto. Sostituiamo il godimento per le mosse, l'approfondimento della statistica, gli studi su come utilizzare uno o un altro obiettivo, la bellezza di avere per le mani una posizione da analizzare con un molto più becero confronto di emozioni e di personalità quando, in realtà, ognuna di queste cose dovrebbe arricchirci.

    Quando ho capito questo (che non avevo capito) ho dimenticato immediatamente le persone con cui stavo giocando e ho cominciato a giocare con la plancia. A bearmi di quelle posizioni complicate in cui mi trovavo, a pensare a come potevo farcela a creare ancora qualcosa di interessante per me, a chiedermi quali vantaggi ho e come posso sfruttarli, e le domande automaticamente sono diventate belle, piene, divertenti, e non più sterili o basate sugli altri "speriamo che quello faccia così speriamo che non mi giri le carte addosso, perché hai girato le carte lì" ma basate solo su me stessa e sulla semplice domanda "Qual è la mossa migliore che IO posso fare con quello che ho in questo momento? Come mi piacerebbe cambiare la plancia?" e poi dunque applicarle.

    Con ciò non dico che le emozioni non c'entrino ma chi le controlla e le gestisce meglio di solito vince di più, o comunque riesce a viaggiare sulle emozioni degli altri che in generale ci fanno fare uno o più errori in una partita (perché analizziamo male per causa delle emozioni, questo accade in TUTTI i giochi).

    Chiunque abbia passione per il gioco del Risiko capirà che sto parlando di qualcosa di cui si è entusiasti e di cui nella maggior parte dei casi ci si riempie, si porta a casa una serata in cui qualcosa alla fine si è fatto.

    E io sono convinta al cento per cento che serate didattiche, discussioni, test in plancia (quanti ne abbiamo fatti) foto di posizioni di cui si discute anche fino a dopodomani (senza magari che una risposta giusta ci sia) siano tutti parte di quel progetto in cui ci dimentichiamo che una mossa ci danneggia, in cui ci dimentichiamo che quello lì che è al tavolo con noi proprio non lo sopportiamo, ma ci godiamo il viaggio lungo 90 minuti che è quella partita, selezionando le nostre emozioni perché diamo la precedenza alla passione, che è quello che ci trasmettiamo l'uno con l'altro.

    Se riusciamo a far vedere questa bellezza anche a chi è "ludopatico", a chi ha voglia di mangiarsi il neofita, e a tutti gli altri, sono convinta che ci ritroveremo in un mondo in cui sarà il gioco a vincere, e di conseguenza il divertimento e la voglia di cominciare un altro viaggio, e non quella di andarcene per 10 anni salvo poi ricordarci che quella droga proprio ci piaceva, è il caso di spararcene un'altra dose...?

    Io dico che ci siamo un po' persi, forse probabilmente ci siamo dimenticati di quello che era bello e che ci univa, di quella passione per il gioco che io per prima ho tanto amato, e dovremmo cominciare a ricordarcelo.

    Au revoir.


    Ecco, che dire, a me a leggere qualcuno/a scrivere di estetica del gioco, di bellezza, e di giustezza, mi sale l'estasi mistica.

    Grazie per il contributo
  4. #34
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    Re: L’arte della guerra: per un approccio filosofico-scientifico al Gioco del Risiko

    Io non sto qui a dirvi se quello è giusto o se l'altro e' sbagliato, ma una copia di questo manuale la prenoto volentieri.
    Mi auguro possiate trovare un editore interessato al Risiko...
    Complimenti per l'iniziativa.
  5. #35
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    Re: L’arte della guerra: per un approccio filosofico-scientifico al Gioco del Risiko

    Quote delaunay ha scritto: Visualizza il messaggio
    Potresti spiegarmi dettagliatamente cosa intendi per "persona problematica"? Perché messa così, mi pare una definizione un po' vaga




    Che ti devo dire, a me riempie di mestizia che in Italia, nel 2018, si interpreti l'invito a creare un ambiente accogliente e inclusivo, e all'insegna della diversità, come un'ingiunzione a "fare l'assistente sociale".

    Mi rattrista ma non mi stupisce, visto il discorso sull'esaltazione dell'egoismo che ho fatto nel post precedente.
    Mi pare così senza senso, tuttavia. Davvero un invito all'altruismo da così fastidio? Ma perché? Ma da quando? Ma che ci è successo?
    Problematica è volutamente vaga.. forse avrei dovuto metterlo tra vigolette anche io.
    Per mia fortuna non ho mai dovuto allontanare nessuno dal mio club e ogni club/associazione, nel proprio statuto ha indicato quali possono essere le motivazioni di allontanamento di un giocatore. Come ti ho detto il direttivo fa da garante affinchè il regolamento venga rispettato e l'ambiente sia sereno.

    Per quanto concerne la seconda parte, non mi sento egoista. Io sono responsabile per me stessa in primis. Sarò responsabile di eventuali figli, se mai li avrò, fintanto che non saranno in grado di fare le proprie scelte.
    Apprezzo le persone che decidono di assistere e supportare il prossimo. Lo fanno per vera vocazione. Il fatto che io non lo voglia fare, o che lo faccia entro certi limiti, non credo mi renda una brutta persona.
    Credo nel mio piccolo di avere un ambiente accogliente e inclusivo anche perchè tutti i partecipanti si impegnano e fanno in modo che lo sia. Poi nessun mondo è perfetto... qualche litigio o incomprensione può capitare in tutte le migliori famiglie.
    Ricordandomi alcune tue precedenti affermazioni anche nella discussione del raduno sulla squalifica, ho l'impressione che tu pretenda troppo da chi gestisce e ti levi da ogni responsabilità per le azioni che tu stessa compi. Se sto sbagliando ti chiedo anticipatamente scusa.
  6. #36
     T. Col. C.te
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    Re: L’arte della guerra: per un approccio filosofico-scientifico al Gioco del Risiko

    Quote lured01 ha scritto: Visualizza il messaggio
    Io non sto qui a dirvi se quello è giusto o se l'altro e' sbagliato, ma una copia di questo manuale la prenoto volentieri.
    Mi auguro possiate trovare un editore interessato al Risiko...
    Complimenti per l'iniziativa.
    Dandini, se dico di vendere la Sardegna significa che ho già l'acquirente!

    Clicca sull'immagine per ingrandirla. 

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    .asd:

    A volte mi sembra che ci dimentichiamo ,dato che qui siamo 4 gatti, che Spin Master vende 140000 scatole l'anno e che è il gioco più conosciuto nello stivale.

    Il manuale sarà a disposizione tra qualche mese, ma se vuoi la prossima volta al bar ti faccio dare una lurkata alle slides e alle pillole che abbiamo già dato ai Draghi ( ovviamente questo vale solo per i fratelli Favl)



  7. #37
     soldato
     
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    Re: L’arte della guerra: per un approccio filosofico-scientifico al Gioco del Risiko

    Quote spappara ha scritto: Visualizza il messaggio
    Però scusate, ma in questo momento mi sta un po' surgendo un dubbio...

    Stiamo parlando ancora di semplici Club di RisiKo? o parliamo di Centri Sociali?
    Perchè per me non sono la stessa cosa...

    Rileggendo il punto 3 di Lucio e soprattutto avendo avuto modo di sentire da lui cosa gli piacerebbe fare al club, so che il suo proggetto è ampio, va oltre il risiko. Si tratta di creare un vero e proprio punto di incontro per la comunità che quindi oltre a risiko si occupa anche di altro...
    "Con il termine centri sociali ci si riferisce a delle strutture, generalmente gestite da organizzazione non a scopo di lucro, da istituzioni o in autonomia, volte a dare servizi socialmente utili, ricreativi o culturali."
    Non è una mia definizione ovviamente, ma presa direttamente da una fonte enciclopedica.
    Non confondiamo il voler accettare ogni persona col volercene prendere "in cura".
    Il nostro non è un club che raccatta casi umani per strada,è una cosa ben superiore!accettiamo chiunque voglia farne parte,senza distinzione di razza(che brutta parola!),di orientamento sessuale ed estrazione sociale.
    Lo scopo è quello di stare insieme, di giocare,divertirsi e ,perché no,crescere, sia dal punto di vista umano che ludico.
    Non credo che quando Lucio ha avuto l'idea di far rinascere il club a Terni ha pensato di prendere sotto la sua ala dei casi " umani",ha semplicemente unito sotto un solo spirito persone tra le più disparate:abbiamo il direttore dell'INPS, l'avvocato,il nullafacente,il precario e pure il punkabbestia,a dimostrazione che se sul tavolo da gioco c'è rispetto ed etica non c'è estrazione sociale che tenga!
  8. #38
     Colonnello C.te
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    Re: L’arte della guerra: per un approccio filosofico-scientifico al Gioco del Risiko

    Quote MARLA ha scritto: Visualizza il messaggio
    "Con il termine centri sociali ci si riferisce a delle strutture, generalmente gestite da organizzazione non a scopo di lucro, da istituzioni o in autonomia, volte a dare servizi socialmente utili, ricreativi o culturali."
    Non è una mia definizione ovviamente, ma presa direttamente da una fonte enciclopedica.
    Non confondiamo il voler accettare ogni persona col volercene prendere "in cura".
    Il nostro non è un club che raccatta casi umani per strada,è una cosa ben superiore!accettiamo chiunque voglia farne parte,senza distinzione di razza(che brutta parola!),di orientamento sessuale ed estrazione sociale.
    Lo scopo è quello di stare insieme, di giocare,divertirsi e ,perché no,crescere, sia dal punto di vista umano che ludico.
    Non credo che quando Lucio ha avuto l'idea di far rinascere il club a Terni ha pensato di prendere sotto la sua ala dei casi " umani",ha semplicemente unito sotto un solo spirito persone tra le più disparate:abbiamo il direttore dell'INPS, l'avvocato,il nullafacente,il precario e pure il punkabbestia,a dimostrazione che se sul tavolo da gioco c'è rispetto ed etica non c'è estrazione sociale che tenga!
    Marla perdonami non vi ho mai definiti "casi umani" ne vi sto dicendo che siete casi problematici o altro.. a te ti ho vista a Viterbo, ma di sicuro non ti conosco bene, altri del club non li ho nemmeno conosciuti, figurati se mi permetto di giudicarvi.
    Siamo partiti da alcune vostre proposte, ma stiamo parlando in maniera generica.
  9. #39
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    Re: L’arte della guerra: per un approccio filosofico-scientifico al Gioco del Risiko

    Quote spappara ha scritto: Visualizza il messaggio
    Ricordandomi alcune tue precedenti affermazioni anche nella discussione del raduno sulla squalifica, ho l'impressione che tu pretenda troppo da chi gestisce e ti levi da ogni responsabilità per le azioni che tu stessa compi. Se sto sbagliando ti chiedo anticipatamente scusa.

    Avevo pregato di non metterla sul personale, ma se insisti ti rispondo.

    Trovo l'accusa di "levarmi ogni responsabilità per le azioni che io stessa compio" GRAVEMENTE offensiva, dal momento che, per aver dato in gravi escandescenze UNA volta nella esperienza di Risiko, nell'ordine ho:

    - chiesto scusa a tutti

    - accettato una squalifica senza un'obiezione

    - smesso di giocare praticamente del tutto, e seguito un percorso psicoterapeutico molto difficile, molto doloroso, e molto costoso che mi ha portato a scoprire l'origine del "bug"

    - elaborato un piano personale di gestione del rischio in modo da poter giocare con piacere senza guastare la serata a me o agli altri.

    Tutto questo avrei potuto risparmiarmelo se quando ho avuto il crollo nervoso qualcuno mi avesse aiutato mentre urlavo e piangevo, ma l'altruismo, come dici tu, non si può pretendere.
    Tuttavia, dopo tutto il percorso di cui sopra, vengo qui a dichiarare che tutto quello che mi serve sono 10 minuti di pausa per fare due esercizi di mindfulness, o essere esclusa dal ranking per lasciarmi giocare solo come "ghost vivente", e tu mi definisci questo "pretendere troppo".

    Tu sentiti pure altruista, che raccontarsela bene è il sale della vita, ma ti chiederei per piacere di interrompere gli attacchi personali e le insinuazioni neanche troppo velate e di tornare a parlare di strategia di gioco, per piacere.

    Grazie.
  10. #40
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    Re: L’arte della guerra: per un approccio filosofico-scientifico al Gioco del Risiko

    Quote delaunay ha scritto: Visualizza il messaggio
    Avevo pregato di non metterla sul personale, ma se insisti ti rispondo.

    Trovo l'accusa di "levarmi ogni responsabilità per le azioni che io stessa compio" GRAVEMENTE offensiva, dal momento che, per aver dato in gravi escandescenze UNA volta nella esperienza di Risiko, nell'ordine ho:

    - chiesto scusa a tutti

    - accettato una squalifica senza un'obiezione

    - smesso di giocare praticamente del tutto, e seguito un percorso psicoterapeutico molto difficile, molto doloroso, e molto costoso che mi ha portato a scoprire l'origine del "bug"

    - elaborato un piano personale di gestione del rischio in modo da poter giocare con piacere senza guastare la serata a me o agli altri.

    Tutto questo avrei potuto risparmiarmelo se quando ho avuto il crollo nervoso qualcuno mi avesse aiutato mentre urlavo e piangevo, ma l'altruismo, come dici tu, non si può pretendere.
    Tuttavia, dopo tutto il percorso di cui sopra, vengo qui a dichiarare che tutto quello che mi serve sono 10 minuti di pausa per fare due esercizi di mindfulness, o essere esclusa dal ranking per lasciarmi giocare solo come "ghost vivente", e tu mi definisci questo "pretendere troppo".

    Tu sentiti pure altruista, che raccontarsela bene è il sale della vita, ma ti chiederei per piacere di interrompere gli attacchi personali e le insinuazioni neanche troppo velate e di tornare a parlare di strategia di gioco, per piacere.

    Grazie.
    Non voleva essere un attacco personale. Se vuoi confrontarti con gli altri però devi ascoltare anche altri punti di vista... non era mia intenzione sicuramente offenderti, infatti, se rileggi ti ho parlato di impressione e ti ho chiesto anticipatamente scusa.

    Voi in questa discussione avete parlato di ego e egoismo. Io vi invito a riflettere in generale, sulla parola responsabilità.

    In generale, (quindi non parlo di te) sono sempre tutti pronti a scaricare barile su qualcuno o qualcosa. Difficile vedere persone che si prendano a pieno la responsabilità.

    Tornando invece a quello che mi hai scritto come esempio... cioè che chiedi la pausa dei 10 minuti e l'assistenza... prova a pensare un attimo se tutti facessero così. Avremmo diversi tavoli in pausa per i più disparati motivi.
    Ora magari se succede al club, che è ambiente piccolo e "familiare" posso anche bloccare tutto e aiutarti. Se succede una volta un aiuto non lo si nega a nessuno. Di contro non può diventare una prassi o una regola, perchè così, credimi, non ti aiuto!
    e di sicuro non può essere applicato in un torneo con 140 persone perchè il regolamento non solo non lo consente, ma i giocatori hanno gli stessi diritti e doveri comportamentali e non si possono fare delle preferenze sul singolo caso o sulla singola necessità.

    e con questo termino e vado a lavorare... buon proseguimento

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