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Discussione: L’arte della guerra: per un approccio filosofico-scientifico al Gioco del Risiko
  1. #1
     Magg. C.te
     
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    L’arte della guerra: per un approccio filosofico-scientifico al Gioco del Risiko

    Cari e care risikist*,

    fra le tante discussioni di politica e costume che ormai - lo ammetto - mi annoiano molto, vorrei aprire questo thread nella speranza di "sfonfare" un po' il forum con qualche riflessione 'filosofica' sul giuoco del Risiko.

    Di recente, infatti, in cerca di ispirazione per una battaglia personale e legale che sto intraprendendo, mi sono trovata a (ri)leggere qualche testo di strategia, fra cui il classicissimo "L'arte della guerra” di Sun Tzu. Se la causa “nel mondo reale” per cui cerco ispirazione non è qui pertinente, non ho potuto non vedere, seppure con una certa malinconia, la grande rilevanza che questo classico così moderno ha per il gioco del Risiko – o meglio potrebbe avere.

    Si vedano p.e. i seguenti paragrafi, tratti dal primo capitolo del libro, dedicato ai "Piani strategici" (metto sotto spoiler per chi s'annoia a leggere classici):

    3. L'arte della guerra si regge su cinque imprescindibili fattori i quali debbono essere tenuti in considerazione nelle proprie decisioni quando si cerca di determinare le condizioni prevalenti sul campo.

    4. Essi sono a) La legge morale b) il Cielo c) la Terra d) il Comando e) Metodo e disciplina

    5. La Legge Morale fa sì che la gente sia in pieno accordo con il suo sovrano, fa sì che essa lo segua senza riguardo della vita e senza temere alcun pericolo.

    6. Il Cielo significa la notte e il giorno, il freddo e il caldo, il tempo e le stagioni.

    7. La Terra concerne le distanze, grandi e piccole; il pericolo e le sicurezza; il terreno aperto e i passaggi stretti; le possibilità di vita o di morte.

    8. Il Comando riguarda le virtù di saggezza, sincerità, benevolenza, coraggio e rigore

    9. Per Metodo e Disciplina bisogna intendere l'ordinamento dell'esercito nella sua propria suddivisione, le divisioni di rango tra gli ufficiali, la manutenzione dele strade affinché i rifornimenti possano raggiungere l'armata, il controllo delle spese militari.

    10. Questi cinque punti dovrebbero essere familiari a ogni generale: colui che li conosce sarà vittorioso; colui che non li conosce fallirà.

    11. Perciò, nelle deliberazioni, quando si cerca di determinare le condizioni dell'azione militare, occorre usarli come paradigmi, in questo modo:

    12. a) Quale dei due regni è imbevuto della Legge Morale?
    b) Quale dei due generali è più abile?
    c) Dove risiedono i vantaggi derivanti dal Cielo e dalla Terra?
    d) Da quale parte la disciplina è maggiormente osservata?
    e) Quale esercito è più forte?
    f) Da quale parte si trovano gli ufficiali e gli uomini meglio addestrati?
    g) In quale esercito c'è maggiore fermezza al riguardo delle punizioni e delle ricompense?

    13. Per mezzo di queste sette considerazioni io posso prevedere la vittoria o la sconfitta.


    Al di là delle questioni personali, nel leggere righe come queste non posso che "zompare" a tradurle in termini risikistici, sicché mi vengono alla mente domande intellettualoidi delle mie, come - tanto per fare due esempi:

    a) Come si traduce questa famigerata "legge morale" nel mondo del risiko? Di certo non può essere il "regolamento" in senso standard, dove la morale ha una funzione fra il minimo e l'inesistente... forse si parla di quel famigerato "galateo" non scritto cui ci si appella con foga – e con risultati contraddittori - soprattutto quando si tocca l'argomento "cartina" o "kingmaking"?

    b) Se la plancia e i carri rappresentano senza dubbio la Terra, mi incuriosisce che pure i dadi siano inseriti qui ("le possibilità di vita e di morte" non possono a mio parere essere, in termini risikistici, altro che i dadi) piuttosto che nel Cielo. Forse gli elementi del "Cielo" potrebbero essere il turno di gioco, gli obiettivi e i punti iniziali? Ma allora perché questa distinzione, se sempre di elementi puramente aleatori si tratta?

    Ecco, nel pormi domande di questo genere restavo, fino a poco fa, con addosso un gran senso di isolamento e in balìa di una certa mestizia; perché mi pareva (e mi pare ancora) terribilmente diffusa non solo l'idea che il Risiko sia un gioco dove "il più bravo" è quello che picchia più forte, ma pure il pregiudizio che organizzare partite "didattiche" sia inutile e noioso.

    Avevo provato a proporre "giornate didattiche" di questo tipo a Firenze, fuori ranking, forse un paio di anni fa, ma mi è parso chiaro che non "tirassero" per nulla. Qualcuno mi ha pure bollato di "maestrina" per questa insistenza sulla didattica - simpaticamente, non c'era nessun intento offensivo - per cui a un certo punto ho lasciato semplicemente perdere. Pensavo di essere la sola a voler giocare per allenare la mente e imparare a gestire la rabbia, anziché per scalare il posto in ranking e guadagnarsi un posto al CNS.

    Di recente, tuttavia, mi sono mi sono ritrovata quasi per caso a giocare una partita ospite del club di Terni da poco rifondato, "Li Draghi".

    Quello che ho visto e quello che ho sentito mi è piaciuto moltissimo, e mi sono sentita meno sola. Ho trovato lo spirito "didattico" e (moderatamente) anti-ranking che cercavo, e sono stata molto soddisfatta nello scoprire che pure "reclute" che giocano da pochi mesi giocavano CON LA TESTA. Pensando. Con una strategia, condivisibile o meno. Reclute che giocavano BENE - per quelli che sono i miei standard, ovviamente, che come metro guardano all’uso pensante della testa.

    Sono rimasta sorpresa, e contenta, perché l'uso pensante della testa mi pare merce divenuta rara, ultimamente. E non certo solo nel mondo del Risiko.

    Intendiamoci: questo messaggio non vuole essere un flame. Ognuno, in linea di principio, gioca come vuole: e non sto dicendo che lo "spirito da classifica" sia di per sé sbagliato e lo "spirito didattico-artistico-scientifico" sia di per sé giusto.

    A me, tuttavia, il secondo piace di più. E a quanto pare non sono la sola "maestrina dalla penna rossa" a pensarla così. Per cui apro questa discussione non solo per fare tanti applausi ai Draghi, ma per chiedere a tutta la community... non è che si potrebbe provare a parlarne?

    Di strategia e visione di gioco, intendo, di didattica, di Sun Tzu o il Bushido applicati al Risiko, di filosofia del Risiko, di antropologia del Risiko, di etica (scusate la 'parolaccia') del Risiko?

    ...e aggiungo: si potrebbe parlarne da adulti, in tono civile, senza tirarsi subito pesci e fango e insulti addosso in stile rissa da stadio "piddini" vs. "grillini", RCU tizio contro RCU caio, che di questa roba se ne vede già abbastanza?

    Mi piacerebbe molto. Ma forse è un'utopia.

    Si dialoga. E si dialoga camminando; via via. No? Scrivere; e poi leggere. Ricordi, amico mio? Si racconta che le lettere dell'alfabeto furono inventate da Mercurio, capostipite e nonno di bugiardi e re dei ladri, vedendole nel volo delle gru. Uno scherzo, non credi? (in tua memoria, Picchi)
  2. #2
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    Re: L’arte della guerra: per un approccio filosofico-scientifico al Gioco del Risiko

    Quote delaunay ha scritto: Visualizza il messaggio
    Cari e care risikist*,

    fra le tante discussioni di politica e costume che ormai - lo ammetto - mi annoiano molto, vorrei aprire questo thread nella speranza di "sfonfare" un po' il forum con qualche riflessione 'filosofica' sul giuoco del Risiko.

    Di recente, infatti, in cerca di ispirazione per una battaglia personale e legale che sto intraprendendo, mi sono trovata a (ri)leggere qualche testo di strategia, fra cui il classicissimo "L'arte della guerra” di Sun Tzu. Se la causa “nel mondo reale” per cui cerco ispirazione non è qui pertinente, non ho potuto non vedere, seppure con una certa malinconia, la grande rilevanza che questo classico così moderno ha per il gioco del Risiko – o meglio potrebbe avere.

    Si vedano p.e. i seguenti paragrafi, tratti dal primo capitolo del libro, dedicato ai "Piani strategici" (metto sotto spoiler per chi s'annoia a leggere classici):

    3. L'arte della guerra si regge su cinque imprescindibili fattori i quali debbono essere tenuti in considerazione nelle proprie decisioni quando si cerca di determinare le condizioni prevalenti sul campo.

    4. Essi sono a) La legge morale b) il Cielo c) la Terra d) il Comando e) Metodo e disciplina

    5. La Legge Morale fa sì che la gente sia in pieno accordo con il suo sovrano, fa sì che essa lo segua senza riguardo della vita e senza temere alcun pericolo.

    6. Il Cielo significa la notte e il giorno, il freddo e il caldo, il tempo e le stagioni.

    7. La Terra concerne le distanze, grandi e piccole; il pericolo e le sicurezza; il terreno aperto e i passaggi stretti; le possibilità di vita o di morte.

    8. Il Comando riguarda le virtù di saggezza, sincerità, benevolenza, coraggio e rigore

    9. Per Metodo e Disciplina bisogna intendere l'ordinamento dell'esercito nella sua propria suddivisione, le divisioni di rango tra gli ufficiali, la manutenzione dele strade affinché i rifornimenti possano raggiungere l'armata, il controllo delle spese militari.

    10. Questi cinque punti dovrebbero essere familiari a ogni generale: colui che li conosce sarà vittorioso; colui che non li conosce fallirà.

    11. Perciò, nelle deliberazioni, quando si cerca di determinare le condizioni dell'azione militare, occorre usarli come paradigmi, in questo modo:

    12. a) Quale dei due regni è imbevuto della Legge Morale?
    b) Quale dei due generali è più abile?
    c) Dove risiedono i vantaggi derivanti dal Cielo e dalla Terra?
    d) Da quale parte la disciplina è maggiormente osservata?
    e) Quale esercito è più forte?
    f) Da quale parte si trovano gli ufficiali e gli uomini meglio addestrati?
    g) In quale esercito c'è maggiore fermezza al riguardo delle punizioni e delle ricompense?

    13. Per mezzo di queste sette considerazioni io posso prevedere la vittoria o la sconfitta.


    Al di là delle questioni personali, nel leggere righe come queste non posso che "zompare" a tradurle in termini risikistici, sicché mi vengono alla mente domande intellettualoidi delle mie, come - tanto per fare due esempi:

    a) Come si traduce questa famigerata "legge morale" nel mondo del risiko? Di certo non può essere il "regolamento" in senso standard, dove la morale ha una funzione fra il minimo e l'inesistente... forse si parla di quel famigerato "galateo" non scritto cui ci si appella con foga – e con risultati contraddittori - soprattutto quando si tocca l'argomento "cartina" o "kingmaking"?

    b) Se la plancia e i carri rappresentano senza dubbio la Terra, mi incuriosisce che pure i dadi siano inseriti qui ("le possibilità di vita e di morte" non possono a mio parere essere, in termini risikistici, altro che i dadi) piuttosto che nel Cielo. Forse gli elementi del "Cielo" potrebbero essere il turno di gioco, gli obiettivi e i punti iniziali? Ma allora perché questa distinzione, se sempre di elementi puramente aleatori si tratta?

    Ecco, nel pormi domande di questo genere restavo, fino a poco fa, con addosso un gran senso di isolamento e in balìa di una certa mestizia; perché mi pareva (e mi pare ancora) terribilmente diffusa non solo l'idea che il Risiko sia un gioco dove "il più bravo" è quello che picchia più forte, ma pure il pregiudizio che organizzare partite "didattiche" sia inutile e noioso.

    Avevo provato a proporre "giornate didattiche" di questo tipo a Firenze, fuori ranking, forse un paio di anni fa, ma mi è parso chiaro che non "tirassero" per nulla. Qualcuno mi ha pure bollato di "maestrina" per questa insistenza sulla didattica - simpaticamente, non c'era nessun intento offensivo - per cui a un certo punto ho lasciato semplicemente perdere. Pensavo di essere la sola a voler giocare per allenare la mente e imparare a gestire la rabbia, anziché per scalare il posto in ranking e guadagnarsi un posto al CNS.

    Di recente, tuttavia, mi sono mi sono ritrovata quasi per caso a giocare una partita ospite del club di Terni da poco rifondato, "Li Draghi".

    Quello che ho visto e quello che ho sentito mi è piaciuto moltissimo, e mi sono sentita meno sola. Ho trovato lo spirito "didattico" e (moderatamente) anti-ranking che cercavo, e sono stata molto soddisfatta nello scoprire che pure "reclute" che giocano da pochi mesi giocavano CON LA TESTA. Pensando. Con una strategia, condivisibile o meno. Reclute che giocavano BENE - per quelli che sono i miei standard, ovviamente, che come metro guardano all’uso pensante della testa.

    Sono rimasta sorpresa, e contenta, perché l'uso pensante della testa mi pare merce divenuta rara, ultimamente. E non certo solo nel mondo del Risiko.

    Intendiamoci: questo messaggio non vuole essere un flame. Ognuno, in linea di principio, gioca come vuole: e non sto dicendo che lo "spirito da classifica" sia di per sé sbagliato e lo "spirito didattico-artistico-scientifico" sia di per sé giusto.

    A me, tuttavia, il secondo piace di più. E a quanto pare non sono la sola "maestrina dalla penna rossa" a pensarla così. Per cui apro questa discussione non solo per fare tanti applausi ai Draghi, ma per chiedere a tutta la community... non è che si potrebbe provare a parlarne?

    Di strategia e visione di gioco, intendo, di didattica, di Sun Tzu o il Bushido applicati al Risiko, di filosofia del Risiko, di antropologia del Risiko, di etica (scusate la 'parolaccia') del Risiko?

    ...e aggiungo: si potrebbe parlarne da adulti, in tono civile, senza tirarsi subito pesci e fango e insulti addosso in stile rissa da stadio "piddini" vs. "grillini", RCU tizio contro RCU caio, che di questa roba se ne vede già abbastanza?

    Mi piacerebbe molto. Ma forse è un'utopia.
    Cara (permettimi l'appellativo) Margherita, innanzitutto bentornata; ciò che dici è pienamente condivisibile. Anch'io mi sono fatta una mia opinione sul gioco del risiko: più che pensare a scalare la classifica, per me, è più importante divertirsi. Se alla fine della partita sei contento, indipendentemente dai punti ottenuti, hai ottenuto un bel risultato: hai messo a frutto il tempo impegnato e magari hai anche imparato qualcosa, non solo dal gioco ma anche dall'intelligenza degli altri partecipanti. Ciò di cui tener conto durante una partita...è proprio la partita, che sia equilibrata; vincere una partita con l'inganno che soddisfazione ti può dare? Alla fine della partita i giocatori dovrebbero essere in grado di stringersi la mano e invece assistiamo a lanci di improperi e segnalazioni in camera arbitrale. Non sarebbe male se venisse adottato dai vari RC, un periodo di addestramento. Un metodo potrebbe essere "accoppiare" i nuovi arrivi con gli anziani, facendogli seguire la partita senza prendere decisioni e punteggio. Ma qui ogni club potrebbe sbizzarrirsi a personalizzare metodo e durata del training.
    giacomo lazzari
  3. #3
     Magg. C.te
     
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    Re: L’arte della guerra: per un approccio filosofico-scientifico al Gioco del Risiko

    Quote cornetto18 ha scritto: Visualizza il messaggio
    Cara (permettimi l'appellativo) Margherita, innanzitutto bentornata; ciò che dici è pienamente condivisibile. Anch'io mi sono fatta una mia opinione sul gioco del risiko: più che pensare a scalare la classifica, per me, è più importante divertirsi. Se alla fine della partita sei contento, indipendentemente dai punti ottenuti, hai ottenuto un bel risultato: hai messo a frutto il tempo impegnato e magari hai anche imparato qualcosa, non solo dal gioco ma anche dall'intelligenza degli altri partecipanti. Ciò di cui tener conto durante una partita...è proprio la partita, che sia equilibrata; vincere una partita con l'inganno che soddisfazione ti può dare? Alla fine della partita i giocatori dovrebbero essere in grado di stringersi la mano e invece assistiamo a lanci di improperi e segnalazioni in camera arbitrale. Non sarebbe male se venisse adottato dai vari RC, un periodo di addestramento. Un metodo potrebbe essere "accoppiare" i nuovi arrivi con gli anziani, facendogli seguire la partita senza prendere decisioni e punteggio. Ma qui ogni club potrebbe sbizzarrirsi a personalizzare metodo e durata del training.

    Grazie

    Mi sembra tutto condivisibile, ma mi viene da farti una domanda (non provocatoria in questo caso, ma critica in senso costruttivo):

    - che significa per te vincere "con l'inganno"? In linea di principio sono assolutamente d'accordo, ma come si fa a definire cosa è inganno e cosa non lo è?

    Sul periodo di addestramento (che chiamerei piuttosto "formazione", ché il Risiko mi pare già sufficientemente militarizzato) sono in linea di principio anche qui d'accordo, ma come si può metterlo di fatto in pratica?

    La domanda è generale, perché mi pare che se sui principi per così dire "costituzionali" siamo tutti/e d'accordo, è nell'applicazione pratica degli stessi che finiamo per morderci la coda.

  4. #4
     Colonnello C.te
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    Re: L’arte della guerra: per un approccio filosofico-scientifico al Gioco del Risiko

    Se mi parli di "formazione" secondo me, cozza un po' con il concetto di partita anti-ranking/amichevole/partita scialla in amicizia.
    Oltre al fatto che la "formazione" la lascerei più per ambiti più seriosi (ambiti lavorativi), che non a un'attività ludica, che vuole essere in primis luogo di incontro e aggregazione.

    Premesso questo, i tavoli didattici si possono e si devono fare se c'è la volontà di volerli fare. Cerco di spiegarmi...
    In tanti anni di club penso di avere visto un po' tutte le tipologie di giocatori.
    Devi partire innanzitutto dal presupposto che in un club di risiko, c'è chi si appassiona a 360 gradi e gioca on line, sta sul forum, fa tornei in giro...ecc... e chi invece si limita a quella partecipazione settimanale e non sa manco cosa sia sto forum (tanto per fare un esempio)
    Non tutti sono interessati a diventare dei "professionisti" (passami il termine) del gioco. Ad alcuni interessa passare 2 ore a giocare a un gioco che gli piace e lo vogliono fare, come più gli aggrada.
    Ho sentito spesso dire da alcuni.."devi contare" .."devi imparare gli obiettivi"...
    concettualmente è corretto! se tu vuoi avere maggiori chance di vincere a risiko (specie nella modalità torneo) gli elementi che ho citato sono fondamentali.. ma se al giocatore pinco, tutto ciò non interessa? che fai? gli dici non giochi? ho giocatori al club a cui non gliene frega nulla di contare e non puoi certo obbligarli.
    Un'altra categoria di giocatori a cui non piace la "formazione" sono quei giocatori "permalosetti". Sono giocatori che non accettano in maniera assoluta quello che tu gli dici..non importa se gli dimostri che hai ragione con mille ragionamenti.. loro giocano così e non gliene frega nulla di quello che gli dici... Questo tipo di giocatore nella maggior parte dei casi, va lasciato stare, perchè insistere porta solo a farlo innervosire e si stufa poi di venire al club.
    Anche questi li vuoi lasciare a casa?
    mmm... comincia a essere un bel problema...il club così si spopola e già è difficile trovare nuovi giocatori che si appassionino.. finisce che si fa un tavolo e come dico da anni al mio club, un tavolo non è un club.
    Altro aspetto... i "formatori"
    non credere che sia così banale fare i formatori...sono più gli errori e i danni che si commettono a spiegare ai nuovi che non i benefici...
    quando finisce un giocatore "nuovo" ad un tavolo, so già in base a chi si ritrova se si troverà bene o scapperà a gambe levate.
    L'errore fondamentale è che la maggior parte dei giocatori di risiko, anche se molto bravi al tavolo, non sono altrettanto bravi a trasmettere il loro sapere, ma soprattutto se sono a quel tavolo al nuovo gli spiegano sempre cosa ha sbagliato.. non dovevi far così non dovevi far colà... giù a spiegar mosse che hanno danneggiato qualcuno...
    Poche rare volte sento dire, per vincere tu la partita avresti dovuto provare così... che suona letteralmente in maniera diversa.
    Quindi la cosa migliore secondo me, se proprio si deve fare il tavolo didattico, è che il formatore sia fuori dal tavolo... in questo modo affianca il giocatore e lo aiuta in determinate mosse, spiegandogli cosa è meglio per lui.
    Altra cosa che ripeto spesso è di non sfagiolare l'intero manuale delle strategie... un nuovo così non solo si spaventa, ma fa del grande casino..
    La cosa migliore è dare sempre delle piccole "pillole" e a piccole dosi, ma soprattutto... e ci tengo a ribadirlo, se il giocatore è interessato. E fidati, se gli interessa, è il giocatore che viene da te e ti dice, spiegami...
    Se non è interessato diversamente, gli stai solo "rovinando" il momento di gioco.
    La priorità per la maggior parte dei gestori di club, credo sia avere più persone possibili al club che giocano e si divertono, non avere dei professionisti per l'appunto... e non importa se uno "rovina" le partite..perchè tanto è un modo di giocare, poi, che ti ritrovi anche in torneo e che devi imparare a gestire. I giocatori più forti che conosco sanno vincere in tutti i tipi di tavolo...semplicemente adeguano il proprio gioco.
    Quindi per concludere, non è che i club non vogliano fare i tavoli didattici... è che devi tenere conto di diversi aspetti... alcuni te li ho descritti .. poi ci sono da aggiungere altre problematiche di serate in più...piuttosto che di partecipazione.
    Credo infine che la chiave per diventare un buon giocatore sia quella dell'esperienza. Giocare giocare giocare...vedere tanta casistica, ma soprattutto confrontarsi con più giocatori possibili e quindi più visioni di gioco diverse. Se giochi 1 volta al mese e sempre con le stesse persone secondo me ci sono pochi margini di miglioramento.
  5. #5
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    Re: L’arte della guerra: per un approccio filosofico-scientifico al Gioco del Risiko

    Quote delaunay ha scritto: Visualizza il messaggio
    che significa per te vincere "con l'inganno"?
    Tante piccole cose. Esempio: faccio carta con te che sei ridotto a 7 territori; tu riduci ulteriormente le tue armate nella zona dello scambio, cercando di rinforzare gli altri territori, ed io uso il tris per toglierti di mezzo dalla zona.

    Quote delaunay ha scritto: Visualizza il messaggio
    ma come si può metterlo di fatto in pratica?
    Per il gioco nei club, uno l'ho suggerito nel post precedente; per il gioco on line si potrebbe tornare al passato, quando l'accredito si otteneva dopo un periodo (sacrosanto) di gioco in digital.
  6. #6
     Magg. C.te
     
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    Re: L’arte della guerra: per un approccio filosofico-scientifico al Gioco del Risiko

    Quote spappara ha scritto: Visualizza il messaggio
    Se mi parli di "formazione" secondo me, cozza un po' con il concetto di partita anti-ranking/amichevole/partita scialla in amicizia.
    Oltre al fatto che la "formazione" la lascerei più per ambiti più seriosi (ambiti lavorativi), che non a un'attività ludica, che vuole essere in primis luogo di incontro e aggregazione.
    Quoto solo questo perché credo ci sia un fraintendimento su cosa intendo per "formazione" - e che è qualcosa di molto diverso dal concetto di "addestramento" citato da Cornetto e che difatti non mi è piaciuto.

    Quella di cui parli tu mi sembra assomigli molto a modello tradizionale di didattica tradizionale, "frontale", quella che si fa in una scuola o in ufficio.

    Io parlo piuttosto di quello che oggi si chiama lifelong learning (apprendimento permanente), o cooperative learning (apprendimento cooperativo), su cui sono basati i nuovi modelli didattici che i professionisti del mestiere sono addestrati a seguire (li ho studiati perché ormai faccio la docente).

    Ora, con "lifelong learning" - approccio promosso da numerosi programmi dell'Unione Europea, googlare per credere - si intende un processo di autorientamento e autoformazione che dura tutta la vita, un'istruzione che accompagna l'individuo durante tutta la vita, e che mira a diffondere i valori della democrazia e della cittadinanza attiva e migliorare lo sviluppo e la crescita dell'individuoe a promuovere la coesione sociale, la cittadinanza attiva, la realizzazione personale e professionale, l'adattabilità e l'occupabilità.

    Il Risiko, che è un gioco strategico dove la psicologia conta moltissimo, potrebbe avere a mio parere un valore formativo eccezionale nella crescita di un individuo e, sempre a mio parere, le sue potenzialità didattiche e sociali sono sottostimate.

    Certo se si concepiscono istruzione e formazione come cose noiose cui ti costringono a scuola e poi meno male che è finita, ovvio che non si può che trarre le conclusioni che trai tu.

    Tuttavia a Terni ho visto un modello diverso e a me - lo ripeto, è personale - piace di può.

    Che si possa tecnicamente fare mi pare innegabile visto che l'ho visto fare con i miei occhi... e non avevo bevuto così tante birre

    Su come si faccia a farlo, non saprei, credo sia meglio che dicano la loro Li Draghi.
  7. #7
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    Re: L’arte della guerra: per un approccio filosofico-scientifico al Gioco del Risiko

    Quote delaunay ha scritto: Visualizza il messaggio
    Quoto solo questo perché credo ci sia un fraintendimento su cosa intendo per "formazione" - e che è qualcosa di molto diverso dal concetto di "addestramento" citato da Cornetto e che difatti non mi è piaciuto.

    Quella di cui parli tu mi sembra assomigli molto a modello tradizionale di didattica tradizionale, "frontale", quella che si fa in una scuola o in ufficio.

    Io parlo piuttosto di quello che oggi si chiama lifelong learning (apprendimento permanente), o cooperative learning (apprendimento cooperativo), su cui sono basati i nuovi modelli didattici che i professionisti del mestiere sono addestrati a seguire (li ho studiati perché ormai faccio la docente).

    Ora, con "lifelong learning" - approccio promosso da numerosi programmi dell'Unione Europea, googlare per credere - si intende un processo di autorientamento e autoformazione che dura tutta la vita, un'istruzione che accompagna l'individuo durante tutta la vita, e che mira a diffondere i valori della democrazia e della cittadinanza attiva e migliorare lo sviluppo e la crescita dell'individuoe a promuovere la coesione sociale, la cittadinanza attiva, la realizzazione personale e professionale, l'adattabilità e l'occupabilità.

    Il Risiko, che è un gioco strategico dove la psicologia conta moltissimo, potrebbe avere a mio parere un valore formativo eccezionale nella crescita di un individuo e, sempre a mio parere, le sue potenzialità didattiche e sociali sono sottostimate.

    Certo se si concepiscono istruzione e formazione come cose noiose cui ti costringono a scuola e poi meno male che è finita, ovvio che non si può che trarre le conclusioni che trai tu.

    Tuttavia a Terni ho visto un modello diverso e a me - lo ripeto, è personale - piace di può.

    Che si possa tecnicamente fare mi pare innegabile visto che l'ho visto fare con i miei occhi... e non avevo bevuto così tante birre

    Su come si faccia a farlo, non saprei, credo sia meglio che dicano la loro Li Draghi.
    Va bene.. vediamo allora se intervengono loro con qualche spiegazione un po' più specifica.
    Così come mi hai risposto tu, non mi è ben chiaro come si svolga..pertanto non saprei manco che risponderti
  8. #8
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    Re: L’arte della guerra: per un approccio filosofico-scientifico al Gioco del Risiko

    Quote spappara ha scritto: Visualizza il messaggio
    Va bene.. vediamo allora se intervengono loro con qualche spiegazione un po' più specifica.
    Così come mi hai risposto tu, non mi è ben chiaro come si svolga..pertanto non saprei manco che risponderti

    Due ideuzze le avrei su come applicare il modello al gioco del Risiko, ma mi sembra più giusto che parli chi già ci sta provando in pratica.

    Faccio la teorica, non l'organizzatrice di eventi. A ognuno la sua technè (in greco "arte" nel senso di "perizia", di "saper fare")
  9. #9
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    Re: L’arte della guerra: per un approccio filosofico-scientifico al Gioco del Risiko

    Quote spappara ha scritto: Visualizza il messaggio
    Va bene.. vediamo allora se intervengono loro con qualche spiegazione un po' più specifica.
    Così come mi hai risposto tu, non mi è ben chiaro come si svolga..pertanto non saprei manco che risponderti
    Quote delaunay ha scritto: Visualizza il messaggio
    Due ideuzze le avrei su come applicare il modello al gioco del Risiko, ma mi sembra più giusto che parli chi già ci sta provando in pratica.

    Faccio la teorica, non l'organizzatrice di eventi. A ognuno la sua technè (in greco "arte" nel senso di "perizia", di "saper fare")
    Ciao a tutti. ..sono occupato fino verso ora di cena poi sarò felice condividere con voi qualche idea ed esperienza.
    Non faremo i maestrini ma cercheremo di condividere delle esperienze diverse che stanno funzionando benissimo da noi,poi ognuno ne farà quello che meglio crede.
    Cercherò di coinvolgere in seguito,se interessa, anche qualche drago neofita per darvi un'ulteriore angolo.
    3 cose sono certe però e ve le posso anticipare:
    1-il metodo funziona (vedi la crescita sia dei giocatori più esperti ma soprattutto dei neofiti)
    2-Il metodo è tutto fuorché noioso (guarda il divertimento e l'entusiasmo da parte di esperti e neofiti
    3-è sicuramente più aggregativo ma soprattutto garantisce un ambiente sano.



  10. #10
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    Re: L’arte della guerra: per un approccio filosofico-scientifico al Gioco del Risiko

    Ciao Margherita :, le tue parole ci fanno molto felici


    Io come te, ho giocato in altri Club e seppure sia sempre stato bene ovunque ho sempre pensato ad un Club come qualcosa di leggermente diverso da quanto avevo già vissuto, e quando si è presentata la nuova possibilità di avere un Club a Terni ne ho parlato con gli altri compagni d'avventura i e abbiamo sviluppato questo modello:


    1-Il Club deve essere ACCOGLIENTE e “DEMILITARIZZATO”.
    Non solo tutti sono sempre i benvenuti, ma diamo la possibilità di fare attività praticamente 7 giorni su 7 e di poter partecipare anche se non si è residenti.
    Inoltre,facciamo una netta distinzione tra l'attività interna e quella del circuito nazionale: i tornei e gli appuntamenti interni sono“demitarilizzati” (non ci fraintendete, sono seri, appassionanti e sentiti), nel senso che hanno un punteggio ranking generale molto basso e regole molto elastiche (vedi la possibilità di giocare anche in giorni diversi dall'appuntamento fisso settimanale, il famigerato ghost vivente, chiacchiera libera, ecc ecc).
    Il nostro sano agonismo e la voglia di vincere viene riservata per tornei ufficiali del circuito, dove siamo quasi sempre presenti,numerosi ed entusiasti, anche se il club è nato da poco ed è piccolo al cospetto di storiche realtà delle città metropolitane


    2-Quando si gioca al club l'importante non è mai la classifica ma giocare il più possibile e meglio possibile pertanto l'approccio alla partita è sempre più didattico che agonistico, e questo vale sia per i giocatori più esperti che per i neofiti;
    Se si comprende meglio il gioco il divertimento e la partecipazione è senz'altro maggiore.
    I tornei interni devono servire solo per socializzare, divertirsi mentre si migliora....L’approccio didattico che usiamo si sviluppa su tre vettori:


    a)ANALITICO-DIDATTICO. La prospettiva qui è mutuata dal mondo degli scacchi (analisi delle partite, studio della strategia, slides,manuali - un nostro membro più esperto sta preparando un manuale unico nel suo genere), e ogni 3,4 mesi circa proponiamo del nuovo materiale didattico ( in pillole come suggeriva cornetto) a tutti i ragazzi (materiali che per comprensibili motivi per ora rimarranno chiusi nelle mura della nostra sede, ma che saranno presto a disposizione di tutti gli appassionati) su cui ci confrontiamo sulla plancia nel periodo successivo.
    Questo lavoro “scientifico” è frutto dell'esperienza di alcuni di noi e della passione di tutto il gruppo, e vi posso assicurare che i risultati sono semplicemente evidenti e straordinari. I “nuovi”capiscono subito la bellezza del gioco, si appassionano, e già dopo pochi mesi la loro crescita è esponenziale, giocano tutti "leggendola plancia e gli equilibri", giocano nella maniera più"scientifica possibile".
    A questo proposito do per scontato che tutti convengano che il RisiKo! non sia un gioco solo di alea, ma soprattutto un gioco di strategia , psicologia e lucidità mentale.
    Noi al Club ripetiamo sempre che ci sono 100 modi diversi per vincere la stessa partita e 1000 per perderla ma anche che ci sono mosse oggettivamente giuste o sbagliate e stiamo creando un manuale per codificarle tutte, necessario e propedeutico per avere un apprendimento collettivo e a cascata ( motivo per cui la storia di quello che non è interessato non quaglia!)
    In soldi spicci , bisogna parlare la stessa lingua dell'ipotetico interlocutore per poter avere un confronto costruttivo.
    Il nostro metodo non è ne invasivo ne noioso ( la parola risiko scientifico può spaventare ma significa solo conoscenza) , non mettiamo i ragazzi sui banchi di scuola ma diamo la possibilità loro di imparare mentre giocano ma ciò è possibile solo se si da un peso e un fine diverso alle partite interne.
    Questo metodo insieme all'accoglienza di cui sopra fa si che tutti i nuovi si innamorino "in profondità" del gioco e del gruppo e che nessuno si senta totalmente una schiappa....ne ch qualcuno debba necessariamente fare 2000 partite prima di diventare bravo....



    b)PSICOLOGICO-ETICO. iI gioco del risiko parla della vita reale: è un gioco stupendo ma come gli scacchi è un gioco di guerra, di rapporti di forze, dove la determinazione psicologica incide molto e dove ci possono essere comportamenti ludicamente cattivi, poco etici, o semplicemente sconvenienti, pertanto bisogna essere capaci di gestire emozioni diverse tra loro.
    Faccio qualche breve esempio pratico: 'come ci si comporta quando ti stanno“tirando botte”, quando c’è un giocatore che sta uccidendo la partita? E’ “etico” o è solo conveniente che i “deboli” si coalizzino? E' “giusto”, è “stupido” giocare solo sul proprio obiettivo disinteressandosi di cosa succede altrove(egoismo/altruismo)?
    Come ci si approccia al gioco e alla competizione? Come si reagisce in situazioni di pressione psicologica? Come ci si comporta quando si viene presi di mira?


    c)-SOCIALE.Il Club non è solo come un posto dove vai a tirare 3 dadi, ma dovrebbe essere una piccola realtà sociale. La storia delle dottrine sociali ci insegna che in piccole comunità ,quali possono essere un Club o una community, è più semplice riprodurre un modello sociale positivo ed inclusivo anche se in piccolissima scala.
    In una società giusta c'è solidarietà
    In una società giusta si condivide spesso il cibo e non solo, come se fosse un rito eucaristico.
    In una società ricca si interagisce al di là dell'interesse specifico e si cura il benessere delle persone che vi fanno parte senza esclusioni.
    In una società Ci deve essere democrazia reale e partecipazione per spicciola che sia....

    -------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
    Lavorare sui punti b) e c) significa essere certi dell'efficacia del punto a):.in un ambiente sereno e non competitivo è possibile imparare e diventare sempre più bravi, ed è possibile vivere il gioco in una maniera equilibrata ma allo stesso tempo divertente, tramite il gioco è anche possibile in una certa misura essere delle persone migliori, magari non tutti hanno le stesse condizioni o la voglia che abbiamo ora noi potrebbe contestare qualcuno, ma quello che vorremmo fare, se c'è da parte di qualcuno la curiosità,è solo condividere con voi qualche nostra esperienza, poi sarete voi a farne l'uso che riterrete più giusto.
    Nonè necessario essere lo stratega più preparato possibile pergiocare...
    Non è obbligatorio giocare con “metodo”.
    Non è obbligatorio affrontare il gioco nella maniera più serena possibile e in maniera "etica" ...
    Non è obbligatorio che un Club sia anche una rete sociale ideale (anche se dovrebbe comunque essere un posto vivibile da tutti, questo si!)....
    Ma se ci sono queste 3 cose nasce la magia e questo gioco diventa ancora più bello e godibile....


    Insomma se avete voglia di approfondire l'argomento io e tutti gli altri amici del Club siamo pronti a rispondere alle vostre domande portandovi la nostra esperienza...


    Altrimenti dimostreremo i risultati in plancia.




    Lucio Micheli aka Lucius

    Ambasciatore RCU Li Draghi Terni





    ps per le osservazioni che sono state mosse :
    -io fino a ieri facevo il formatore di professione e non sono l'unico ad avere competenze in materia,senza false modestie siamo bravi, ma non serve una laurea per avere un risultato comunque apprezzabile, solo un pò di curiosità nel capire meglio il gioco e le sue dinamiche strategicopsicologiche ...il miglior metodo in un club è sempre quello a cascata ( ci sono velocità e livelli di apprendimento necessariamente diversi tra loro), quindi i primi ad imparare trasmetteranno agli altri che asua volta lo trasmetteranno ad altri ancora, ma questo è possibile solo se gli appuntamenti sono poco agonistici.
    Nella formazione , e concordo nel dire che Barbara ha dato un immagine alquanto vetusta e lontana.
    Se l'argomento è valido e interessante ma non fa presa la colpa è del formatore e non dell'argomento.
    Non tutti Club hanno le capacità e il bagaglio per farlo? No problem, siamo qui proprio per condividere con voi.
    Anche il nostro manuale ( che ovviamente fa la differenza) presto sarà a disposizione di tutti coloro lo vorranno.
    -Non tutti hanno la possibilità di giocare più volte a settimana come facciamo noi? no problem, il processo d'apprendimento sarà solo più lento ma comunque garantito
    -C'è chi viene solo per tirare dadi e scappare dal compagno e dai figli per 2 ore?no problem, sarà ancora più felice di un clima meno agonistico e ti certifico che più lentamente , ma con il metodo a cascata, migliora anche lui....
    -C'è quello che si picca?no problem , la nostra formazione insegna anche come gestire queste emozioni, dove non funziona è evidente che c'è un individuo che non è adatto ad un ambiente ludico e sociale sano
    -C'è chi comunque non interessa? no problem , mica devi obbligare nessuno , ma ti assicuro che dei nostri non c'è mezza persona che non ha insistito per avere tutto il materiale e magari qualche lezione pratica
    -E' INDIFFERENTE SE IL FORMATORE E' AL TAVOLO O FUORI , CON IL METODO A CASCATA E CON IL BAGAGLIO TECNICO UGUALE PER TUTTI, SONO TUTTI FORMATORI , LA FORMAZIONE SI MANIFESTA NEL CONFRONTO ED E' PRESENTE IN OGNI MOMENTO DEL CLUB
    -PIù gente al club arriva se lavori sul territorio ( pubblicità) e se quando vengono trovano un posto accogliente , sano e divertente, quindi capirete da voi che un clima troppo agonistico va nella esatta direzione contraria ed opposta( non a caso il problema della nostra community e dei club è sempre stato quello di essere un ambiente di nicchia)
    -Migliora di più uno che gioca 1 volta al mese ma con un metodo didattico di uno che gioca 8 volte al mese ma senza alcuna cognizione ( anche questo già sperimentato).


    Non sto facendo demagogia ma semplicemente riportando esperienze dirette..

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