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Discussione: Che cosa è la sportività.
  1. #861
     Generale CSM
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    Re: che cosa e' secondo voi la sportività?

    Quote risikopedia ha scritto:
    non è vero Redstar !!!
    ho capito ca ta piasce...
    ma non mi chiamo marrazzo!


    We are the sons and daughters of all the freedom fighters.
    And there are still many rivers to cross.
    Hands in the air, screaming loud and clear for freedom, justice and equality.
    There is no black or white, there is only right and wrong.
    We are unknown heros, we are flesh and we are blood.
    We are the great future.
    We need to get back to the joy of living.
    We are five fingers of an empty hand.
    But together, we can also be the fist.
    Sometimes change can be as simple as two hands reaching for one another.
    Clap your hands.


  2. #862
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    Re: che cosa e' secondo voi la sportività?

    Quote paperinikredstar ha scritto:
    Mi tocca contraddirti. E' ovvio che il vincitore e' colui che e' in vantaggio di punti quando finisce la partita. Ma che ad inizio partita non ci sia un giocatore in vantaggio e' questo del tutto irrrealistico.

    .....


    Redstar
    spartac: http://forum.egcommunity.it/showthre...227#post848227
    Quote paperinikredstar ha scritto:
    Non e' cosi'. La buona fede si presume sempre in un'amichevole e nella vita di tutti i giorni.
    In un torneo in cui c'e' in palio qualcosa (anche soltanto la "gloria") si deve sempre dubitare.
    Finalmente siamo arrivati al nocciolo della questione che, per come la vedo io è di una semplicità disarmante e non avrebbe richiesto più di due o tre messaggi per essere completamente sviscerata.

    Il punto è questo: nel momento in cui è caduto gepop (cioè subito appena avviata la partita), hai pensato che la disconnessione fosse volontaria o involontaria?

    Se hai pensato che fosse volontaria hai fatto più che bene a voler continuare, ma in questa discussione avresti dovuto dire una cosa del tipo "scusami gepop, ma ho ritenuto che tu avessi abbandonato volontariamente".

    Se invece hai avuto solo il dubbio, allora devi accettare il fatto che non puoi cercare di sostenere che la tua sia stata una scelta sportiva, ma di opportunità.

    Avresti anche potuto proseguire la partita in attesa di verificare il dubbio perchè, di solito, quelli che simulano la caduta, quando vedono che la partita prosegue poi rientrano, non fosse altro che per cercare di preservare la propria affidabilità. Invece giochi fino alla fine.

    In pratica tu applichi il concetto di "mors tua vita mea" alla lettera e prosegui sapendo perfettamente di avere acquisito un vantaggio insperato (giocare in 3 significa avere più probabilità di vittoria, fare certamente più punti e, nella peggiore delle ipotesi, infliggere una penalità a un potenziale avversario per la classifica).

    Come ho già scritto, la scelta è del tutto legittima, ma cercare di farla passare per una decisione "sportiva", costruendoci sopra una "sovrastruttura motivazionale" come quella che hai messo in piedi in questa chilometrica discussione, mi pare veramente un'impresa impossibile.

    Hai legittimamente stabilito che la competitività è un valore superiore alla sportività, ma cerchi in tutti i modi di convincerci che è il concetto di "sportività" ad essere relativo. E' qui che sbagli.


    * * * * *


    high: http://forum.egcommunity.it/showthre...228#post848228
    Quote paperinikredstar ha scritto:
    1) Giocare secondo le regole e' sinonimo di sportivita' (attribuita al papero)

    2) Giocare secondo le regole e' sinonimo di antisportivita' (attribuita agli oppositori del papero)
    Di nuovo te la canti e te la suoni.
    Da solo.

    Non è così.

    Tu non vuoi mollare la partita perchè
    1) ritieni di aver avuto una botta di culo col piazzamento iniziale
    2) in tre hai più punti rispetto ad una partita a 4
    e quindi ne approfitti per avere più punti rispetto agli altri che se la giocano in 4.

    il tuo comportamento è LECITO ma non è SPORTIVO perchè approfitti di un vantaggio immeritato.

    LECITO E' DIVERSO DA "SPORTIVO".
    SPORTIVO è rinunciare ad un tuo diritto LECITO.

    Amen.

    spartac: http://forum.egcommunity.it/showthre...60#post=848560
    Quote paperinikredstar ha scritto:
    Se distruggi quella partita hai distrutto l'evento sportivo assegnato dal destino. Qualunque altro evento diventa antisportivo
    "Lo spostamento di un singolo elettrone per un miliardesimo di centimetro, a un momento dato, potrebbe significare la differenza tra due avvenimenti molto diversi, come l'uccisione di un uomo un anno dopo, a causa di una valanga, o la sua salvezza"

    E' una descrizione più tecnica (l'ha scritta un certo Alan Turing) di quello che si definisce volgarmente "effetto farfalla", un affascinante paradosso scientifico/filosofico, sul quale sono stati impostati molti racconti di fantascienza.

    Ora io capisco che questa discussione abbia da molte pagine travalicato i confini della realtà, però forse sarebbe utile mantenere i piedini ancorati a terra, non ti pare?
  3. #863
     T. Col. C.te
     
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    9.3

    Re: che cosa e' secondo voi la sportività?



    Marcello Ricceri




  4. #864
     Generalessa
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    Re: che cosa e' secondo voi la sportività?

    Quote paperinikredstar ha scritto:
    Ti chiedo scusa per la mia errata interpretazione.

    Pero' scegliere con chi giocare in base all'antipatia o simpatia lo ritengo sempre antisportivo in un torneo.

    In un'amichevole invece e' un diritto legittimo sotto ogni punto di vista.


    Redstar
    Prima di iscrivermi ad un torneo (con tavoli assegnati) controllo che non ci siano nomi da evitare (al momento superluke e te), dopo di che, mi iscrivo...

    In un torneo nel quale posso scegliermi gli avversari, mi avvalgo della possibilità di poter dire di no a qualche giocatore
    - Stai maturando come l'armagnac
    - L'armagnac più invecchia e più è buono

    - Appunto

  5. #865
     Cap.le Magg.
     
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    Re: che cosa e' secondo voi la sportività?

    Quote highlander ha scritto:
    1) ritieni di aver avuto una botta di culo col piazzamento iniziale
    2) in tre hai più punti rispetto ad una partita a 4
    e quindi ne approfitti per avere più punti rispetto agli altri che se la giocano in 4.

    il tuo comportamento è LECITO ma non è SPORTIVO perchè approfitti di un vantaggio immeritato.

    LECITO E' DIVERSO DA "SPORTIVO".
    SPORTIVO è rinunciare ad un tuo diritto LECITO.

    Amen.[/INDENT]
    Anche se so che tanto mi risponderai che non ho capito niente, io insisto: parti da un presupposto sbagliato. La mia scelta di continuare prescinde dal piazzamento, dai punti, e dal colore assegnatomi. Io non cerco nessun vantaggio anzi, moltissime volte mi converrebbe annullare. In passato mi sono fatto convincere ad annullare partite di torneo (il perchè l'ho spiegato) ma mi rendo conto di avere sbagliato. Non lo rifarò mai più.
  6. #866
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    Re: che cosa e' secondo voi la sportività?

    Quote thor27 ha scritto:
    Anche se so che tanto mi risponderai che non ho capito niente, io insisto: parti da un presupposto sbagliato. La mia scelta di continuare prescinde dal piazzamento, dai punti, e dal colore assegnatomi. Io non cerco nessun vantaggio anzi, moltissime volte mi converrebbe annullare. In passato mi sono fatto convincere ad annullare partite di torneo (il perchè l'ho spiegato) ma mi rendo conto di avere sbagliato. Non lo rifarò mai più.
    Per la seconda volta...

    Sono assolutamente d'accordo con te. Mai sostenuto il contrario.

    Solo che mi sembri quei cagnolini che s'attaccano alle gambe

    Non c'azzecca nulla il tuo discorso col concetto di sportività che ha paper.

    Per lui "sportività" significa sfruttare un suo diritto lecito (=continuare la partita anche se gepop è caduto subito all'inizissimo senza poter rientrare) che tuttavia lo avvantaggia immeritatamente rispetto agli altri avversari che giocano la challenge in 4.

    Per me "sportività" significa non avvalersi di questo diritto lecito.

    Che c'azzecca il tuo discorso?
  7. #867
     T. Colonnello
     
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    Re: che cosa e' secondo voi la sportività?

    un po di cenni storici che fanno classifica e non guastano mai

    Sportività
    Insieme ad altre parole del passato, come “agonismo” e “dilettantismo”, anche “sportività” ha smarrito il suo significato a causa del cattivo uso.

    Tutti oggi sono in qualche modo sportivi: chi fa attività fisica in ogni forma, chi fa della vita un gioco, chi vive da eterno giovanotto, chi non si perde una partita alla tele e persino chi si veste in un certo modo…

    Sportività non tratta più in esclusiva valori atletici, ma qualifica signore disinvolte, amanti del divertimento, tifosi della domenica e tra l’altro anche pericolosi fanatici.

    Troppo per un aggettivo che nei primi anni della sua vita è stato al centro di una vicenda che voleva essere una rivoluzione del modo di vivere. I promotori delle pratiche atletiche con “Sportività” intendevano definire le qualità morali dell’atleta che vedeva nello sport “qualcosa di più dell’igiene” perché “lotta e per conseguenza preparazione voluta, e ragionata”.

    L’atleta come uomo ideale, infatti, doveva essere sì spinto dal ”desiderio ardente della vittoria” e dal “godimento morale che ne deriva” (P. De Coubertain, da La preface des jeoux Olympiques,1896), ma doveva anche possedere altre prerogative: ”Il disinteressamento nell’ambizione, la lealtà nei mezzi, l’energia perseverante e disciplinata nella preparazione, l’audacia nella lotta, la modestia nella vittoria, la serenità nella disfatta” (P.De Coubertain, Conference du Secretaire General à L’Assemblèe gènerale de l’Union, 1893).

    Un grande allenatore di nuoto d’inizio secolo, Luigi de Breda Handley, tra l’altro giornalista e scrittore curatore della sezione dedicata al nuoto dell’Enciclopedia Britannica, era così sicuro di queste idee che le volle scritte sull’ingresso della piscina dove allenava le ragazze della New York Women’s Swimming Association (WSA), prima società di nuoto per sole donne. Il suo motto riassuntivo diceva: “La vera sportività è la vittoria più grande” e le sue atlete, nuotatrici del calibro di Gertrude Ederle, Aileen Riggin, Ethelda Bleibtrey e Marta Norelius1, che di vittorie se ne intendevano, dovevano vedere quelle parole ogni giorno prima di entrare in acqua, per farsele entrare bene in testa.

    Eppure, anche all’epoca, gli episodi di vera antisportività erano all’ordine del giorno. L’americano Harold Drew, velocista di colore, primo nelle eliminatorie dei 100 metri piani alle Olimpiadi di Stoccolma del 1912, in occasione della finale fu chiuso negli spogliatoi dai suoi stessi dirigenti perché non vincesse l’oro, sicuramente in mano americana, dato che gli atleti Usa in finale erano cinque su sei e il sesto concorrente era assai modesto, ma che doveva essere bianco (caso insabbiato senza conseguenze e Drew dimenticato dalla storia).

    In un articolo dell’WSA News, rivista della squadra che Handley stesso curava, pubblicò i “dieci comandamenti non scritti dello Sport”, redatti ad inizio secolo con minor successo dall’editore sportivo Hugh Fullerton, che spiegavano cosa fosse quella sportività che considerava come la vera vittoria. Dicevano così:

    1) non abbandonare la prova,
    2) non cercare alibi,
    3) non ti gongolare sulla vittoria,
    4) non ti sentire mai perdente,
    5) non cercare vantaggi illeciti,
    6) non chiedere pronostici e non essere propenso a darne,
    7) sii sempre attento a non mettere in ombra il tuo avversario,
    8) non sottostimare l’avversario né soprastimare te stesso,
    9) ricorda che la competizione è un gioco e chi pensa altrimenti è uno stupido e non uno sportivo,
    10) onora la competizione fatta, chi si è battuto lealmente e con tutte le forze vince anche quando perde.

    Quest’attenzione, quasi religiosa anche nella forma, pretendeva dall’atleta una sottomissione alla verità dei fatti e il riscatto dalle tentazioni di una realtà disposta a tutto per l’affermazione. Contemporaneamente sanciva il primato dell’interiorità sull’esteriorità, fondando la riuscita sportiva sull’atto virtuoso: l’unico gesto umano degno di vera ammirazione.

    Ma i propositi, anche buoni, non sono mai sufficienti a far cambiare. Per imparare qualcosa occorrono uomini e donne in carne ed ossa da guardare ed ammirare e in cui riconoscere che è più bello essere fatti in un certo modo piuttosto che in un altro.

    Tra questi uomini ci fu senz’altro il nuotatore australiano, Cecil Healy. Selezionato per le Olimpiadi di Londra del 1908 aveva dovuto ritirarsi perché non poteva pagarsi il viaggio. A Stoccolma, nella stessa Olimpiade di Drew, andò per disputare i cento metri stile libero, dove però in semifinale accadde un pasticciaccio. Gli americani, giunti in piscina in ritardo per problemi non legati alla loro volontà, furono squalificati e tolti dall’ordine di partenza.

    Healy, che a questo punto diventava il favorito, non volle accettare il vantaggio e si unì alle rimostranze degli esclusi, minacciando di ritirarsi nel caso non fossero stati riammessi. Il suo atteggiamento risoluto convinse la giuria a cambiar posizione e a far disputare una gara aggiuntiva per i ritardatari, tra i quali c’era anche il sicuro vincitore, l’hawaiano Duke Kahanamoku, che difatti s’aggiudicò l’oro olimpico proprio davanti ad Healy ed entrò con prepotenza nella storia del nuoto. Mentre Kahanamoku si riconfermò vincitore nei Giochi successivi di Anversa, per Healy, purtroppo, non ci fu nessun giorno di rivincita perché due anni dopo, partito soldato per la Guerra che cancellò l’edizione numero sei dei Giochi, fu fermato per sempre da una raffica di mitra.

    Oggi i regolamenti non rendono più possibile un gesto come il suo: l’atleta è ancor più costretto in una logica che supera le decisioni del singolo. Oltre a questo, sembra diventato ancora più pressante l’imperativo categorico dell’affermazione di sé perché dà l’impressione di far ottenere il modo per lasciare una traccia della propria esistenza; di conseguenza il costo del risultato è diventato spesso “qualsiasi costo”.

    Questo avviene facilmente anche nello sport giovanile e perfino infantile. Non è difficile vedere genitori (e tecnici, e dirigenti) che preferiscono fare o accettare soprusi, scavalcare rapporti, dimenticare lealtà e verità, per avere immediatamente, o immaginare di ottenere, almeno per un momento, la sensazione del successo del figlio (atleta). Si tratta d’illusione, dato che tutte le affermazioni si dimenticano immediatamente, mentre rimangono gli effetti dell’inevitabile insuccesso, che sono duri e irrimediabili, nella mentalità che forse senza ben sapere si continua a sostenere.

    Per questo è importante rilanciare il messaggio della sportività, anticorpo ad una mentalità deprimente e distruttiva, come distintivo dell’atleta agonista e orientamento di chi vuole che lo sport sia lo strumento di formazione individuale che è capace di essere.

  8. #868
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    Re: che cosa e' secondo voi la sportività?

    Quote thor27 ha scritto:
    Io non cerco nessun vantaggio anzi, moltissime volte mi converrebbe annullare.
    Nel caso specifico, cioè quello di cui si discute, a nessuno "conviene" annullare la partita, perché la situazione iniziale di una partita giocata in 3 anziché in 4 è un vantaggio per tutti.
    Spartaco Albertarelli
  9. #869
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    Re: che cosa e' secondo voi la sportività?

    Quote fortebraccio ha scritto:
    Ora ho capito. Non hai la benchè minima idea dell'argomento sul quale hai scritto finora.

    L'esempio del pugilato è probabilmente la castroneria più grossa che sia mai stata scritta su questo forum.

    Secondo un recente studio, statisticamente è più probabile che una talpa replichi fedelmente la Cappella Sistina costruendo alla cieca la propria tana, che tu riesca a scrivere qualcosa che abbia un senso sull'argomento...

    Fonte: Orsini
    Sei sempre molto divertente (e dico sul serio!).

    Pero' magari leggi anche il resto del mio post. Ho motivato ampiamente l'affermazione che hai citato.


    Redstar
    Giudicare preclude la possibilità di conoscere.
    "La mia libertà finisce dove comincia la vostra." - Martin Luther King

    Non abbandonerò alcuna partita, per alcun motivo, nemmeno subito dopo lo start. Questa comunicazione è da considerarsi sostitutiva di una analoga comunicazione pre-partita.

    http://forum.egcommunity.it/showthre...06#post1124806
    Quando diamo un giudizio assoluto (non limitato ad un fatto) su una persona, stiamo in realtà esprimendo il giudizio che abbiamo di noi stessi.
  10. #870
     Colonnello C.te
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    Re: che cosa e' secondo voi la sportività?

    Quote paperinikredstar ha scritto:
    Sei sempre molto divertente (e dico sul serio!).

    Pero' magari leggi anche il resto del mio post. Ho motivato ampiamente l'affermazione che hai citato.


    Redstar
    A me Diego da l'idea di essere uno dei pochi che abbia letto davvero per intero tutti i tuoi post... fa un po' te...


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