Introduzione al RisiKo! agonistico come trionfo del genius loci italicoIl presente contributo è pensato come infarinatura sulla cultura del gioco per il neofita e al contempo come esile raccolta di curiosità e prospettive interpretative per l'esperto. In nessun caso è da considerarsi come un testo chiuso: qualunque divergenza d'opinione, integrazione, smentita, rettifica e aggiunta non solo è gradita ma anche salutata con riconoscenza
a marta76 e Rudy65 - miei maestri e dunque creatori nel gioco
In fondo tutto proviene dal fatto che la volontà deve divorare se stessa, poiché nulla esiste fuori di lei, ed ella è una volontà affamata.
Schopenhauer
Ogni scienza che s’impadroniva del Gioco creava a tal fine un linguaggio di formule abbreviazioni e possibili combinazioni, e fra l’èlite dei giovani studiosi il Gioco, con la sua successione di formule e il loro dialogo, godeva molte simpatie. Il gioco non era soltanto esercizio e svago, era la coscienza concentrata di una disciplina spirituale, specialmente i matematici lo giocavano con un virtuosismo al tempo stesso ascetico e sportivo.
Hesse
Risiko, scacchi e intelligenza strategica ludico-sportivaC’è un legame potente e stretto tra il Risiko e l’immaginario italiano, non solo romano imperiale, rinascimentale o risorgimentale (o addirittura, volendo, per i più ironici, andreottiano), ma anche etrusco stando alla ricostruzione di Erodoto che vuole i tirreni come lidi anatolici fuggiti da una tremenda carestia pluridecennale durante la quale furono inventati per distrarsi dalla fame tutti i giochi di dadi[1] – a proposito sapevate che il Risiko si gioca solo in Italia? È un gioco nazionale, infatti il Campione Nazionale Italiano è campione europeo e mondiale, ma anche (probabilmente) universale (volendo). Nel resto del mondo si gioca il Risk che non è un gioco strategico raffinato, pensatelo più come un gioco di dadi (come il Monopoly: non è un caso che quando un agonista vuole dare del somaro a un altro agonista lo chiami «giocatore di Monopoly»), il Risiko che invece conoscete voi, a cui avete giocato con i parenti a Natale o con gli amici la notte è quello classico italiano, già questo è assai più complesso del Risk (tanto da sorreggere ad esempio una trattazione astratta, articolata e scientifica di alto livello cognitivo come quella del tradizionale Manuale di Risiko di Stefano Cimatti), ma il Risiko agonistico viene giocato con un’altra modalità ancora – quella torneo – per molti versi più bella, più realizzante e intellettualmente più stimolante degli scacchi[2] e oggetto dunque anche di speculazioni psicologiche assai approfondite, una massima tipica di Davide Catalanotto, uno dei maggiori talenti del Risiko contemporaneo, il genio del gioco per antonomasia, recita: «ogni mossa ha un nome e un cognome» volendo sottolineare come l’intera piattaforma di gioco si traduca in un sistema di comunicazioni (non solo «la plancia parla», ma spesso urla: sempre il gioco tra agonisti è logomachia) in codice simulate o dissimulate da parte dei quattro partecipanti tra di loro, ne risultano potenzialità interpretative, creative e prospettiche dalle immani implicazioni: ogni partita di Risiko è l’edificazione e la distruzione della Torre di Babele. Nello specifico l’argomento che vede nei dadi e dunque nell’aleatorietà una debolezza è quantomeno equivoco se non linearmente fallace e lo stesso vale per la questione del giocare in quattro che può generare il fenomeno del kingmaker[3]. L’inesattezza è un vantaggio, perché la logica strategica non diventa claustrofobica, c’è la valvola di sfogo dell’alea, la probabilità si sostituisce alla necessità; giocare in quattro è un elemento – di tipo relazionale e psicologico – che moltiplica le possibilità creative di tipo strategico allontanandosi dai rigori ossessivi di una pura logica che deve divorare un’altra logica prevedendola in ogni minimo diabolico dettaglio in una prospettiva abnorme di molte mosse. Il Risiko è meno mostruoso e malato (nel senso di alienante e nevrotico[4]) degli scacchi e al contempo più intelligente ed estremamente umanistico, tantoché potrebbe senza particolari ostacoli o cautele divenire il simbolo di un nuovo umanismo similare in ciò al Gioco delle perle di vetro di Hesse. Ma l’aspetto più interessante è che concorre attivamente al pieno sviluppo della persona umana, principio supersupremo[5] della nostra costituzione che il Risiko realizza in primo luogo costringendoti a percorre alla ricerca dell’eccellenza[6] il motto delphico «conosci te stesso» e poi quello personalistico levinasiano «riconosci l’altro attraverso il riconoscimento della vulnerabilità del suo volto» abbinato a quello platonico «si può scoprire di più su una persona in un’ora di gioco, che in un anno di conversazione»; è su questi presupposti che vedono la luce pubblicazioni tanto tecnicodivulgative quanto motivazionali che talvolta assumono le fattezze della pubblicistica di aiutoaiuto e crescita personale, mi riferisco in particolar modo a Risiko! Tutto quello che c'è da sapere sul gioco di strategia più famoso del mondo[7] di Gian Maria Masiero che talvolta lo fa esplicitamente e senza infingimenti come ad esempio nell’analisi delle «abilità sottili».
La prima cosa da sapere per intendersi però è che le partite durano un’ora e mezza. Dunque in un master live (torneo ufficiale valevole come qualificazione alle fasi finali del Campionato Nazionale Italiano, assegnato dall’editore Spin Master a un Risiko Club Ufficiale) il vincitore nel corso di uno stesso giorno tipo il sabato o la domenica probabilmente giocherà 4 partite: una prima di pranzo e tre dopo pranzo.
Nascita e sviluppo del gioco
L’invenzione del Risiko non è diretta, ma caratterizzata da una articolata genealogia che muove da un immaginario spiccatamente napoleonico (a sua volta fondato sulla mente imperiale romana) e che inizia in Francia nel 1954[8], quando Albert-Emmanuel Lamorisse deposita il brevetto d’invenzione N. 1.101.756 concernente «Perfezionamenti apportati ai giochi di società» presso il Ministero dell’industria e del commercio[9]. L’intuizione sta nella trasposizione su tabellone di una guerra di fanteria su scala mondiale: un unico tipo di armata – rappresentata da dei carrarmatini di plastica – e un’unica modalità di attacco[10].
Risiko, civiltà, nazione e tragediaL’anno scorso s’è laureata campionessa nazionale per la prima volta una donna, nello specifico una signora di Roma che si chiama Rosa Giordani. Corriere, Repubblica, ANSA, Messaggero e compagnia bella hanno fatto uno o più pezzi per coprire la notizia, ha avuto doppia intervista articolata in diretta al TG1 Mattina e al TG1 del pranzo, stesso andazzo.
La nazione era un geroglifico svuotato di senso che non usavamo se non in deteriori ambiti retorici pomposi, venne la pandemia e la nazione fu riscoperta e risemantizzata. La nazione ha sempre a che vedere con la rappresentazione e la percezione della nascita, della morte o dell’amputazione del corpo sociale o territoriale, questo a prescindere dai sovranismi e dalle questione che pongono: in un sistema periferico economicocentrico quale è quello europeo si vive fuori dalla storia, siamo tenuti in una tale bolla declinante da un egemone pseudoglobale imperiale: in queste condizioni la nazione e il suo campo semantico non di rado etnocentrico s’inabissano, non sono funzionali al consumismo libidico, perché riemergano occorre la tragedia. La tragedia può capitare, puoi essertela andata a cercare, puoi aver cercato di evitarla ma non aver avuto sufficiente forza plastica per riuscirci, puoi essertela costruita volontariamente, ci puoi sprofondare in un’allucinazione surrealista, puoi non averla vista arrivare. Oppure te la puoi costruire. Se il Risiko insegna qualcosa – e ne insegna molte, è un grande strumento pedagogico che apre la mente spalancandosi a ogni scepsi interpretativa in un contesto di coesistenza antagonista (ma potenzialmente collaborativa! Lo strato di pensiero più avanzato e profondo del gioco riguarda proprio la comunicazione non verbale – parare è vietato! – multipla e la collaborazione multipla) di quattro entità che insistono con obiettivi confliggenti sulla medesima plancia, la plancia è il mondo del Leviatano dove vige il principio fondante bellum omnium contra omnes – questo qualcosa è il più radicale relativismo nell’approccio al reale, in un reale totalmente configurato come strategico vale esse est percepi ovvero l’empirismo radicale del vescovo anglicano irlandese George Berkeley.
Venne il covid e il tempo e lo spazio di tutti gli individui della popolazione presente sul territorio nazionale andavano riplasmati, sulla base di un bilanciamento dei valori personalistico e gerontocratico, fu stabilito che questa emergenza fosse il bene supremo da tutelare e la direzione da imporre al timone dello stato. Nei telegiornali e sui titoli dei grandi giornali questa comunicazione, cioè quella della quarantena stretta, fu veicolata con la metafora del Risiko: ogni regione con il proprio regime di chiusura colorata e disegnata come un territorio nella plancia del Risiko. Non c’è discorso di Dario Fabbri che tratti diffusamente della strategia turca o iraniana che non utilizzi la parola risiko, senza maiuscola. Lo stesso avviene identico in qualunque simposio di Limes. Risiko non è più solo il nome di un marchio di un gioco da tavola, risiko è diventato un nome comune che esprime il più peculiare talento italiano, quello della mappatura machiavellica del reale circostante, allo stesso tempo Risiko non è più solo un gioco da tavola con una sua community che orbita attorno al forum dell’editore, in più di vent’anni d’attività agonistica ufficiale e d’affinamento spiccatamente giurisprudenziale in senso creativo ovvero common law con stare decisis che ha assunto la casistica arbitrale (soprattutto relativa al gioco nella versione ufficiale online che si chiama Risiko Digital), Risiko è diventato uno sport con un proprio circuito molto strutturato.
La struttura del Risiko agonistico
Inquadriamo ora bene il funzionamento del gioco presupponendo una conoscenza comune della meccanica della versione tradizionale, la cosa essenziale: è un gioco a punti, chi lo detesta lo chiama gioco da ragionieri, perché? Perché non ci sono gli obiettivi tipo distruggi le armate nere o conquista 24 territori, ci sono 16 obiettivi territoriali (aggregati di stati) da 86 punti ciascuno che vanno conosciuti a memoria, ogni territorio vale quanto il numero dei suoi confini, quindi Madagascar 2 e Cina 7. Il gioco consiste quindi nel fare un punto più degli altri al termine della partita, avendo prima intuito e poi scoperto l’obiettivo segreto di ciascuno. A parità di punti vince chi ha più punti fuori obiettivo. La partita termina con la sdadata: allo scadere dell’ora e mezza di gioco chi è partito quarto di mano al termine del suo turno, se non conquista più di due territori lancia due dadi, se la somma è inferiore o pari a 4 la partita finisce, altrimenti si passa al giocatore successivo (il primo di mano) al termine del turno del quale si dovrà ripetere l’operazione e così via. Va detto però che ogni volta che si fa un giro completo e si torna al quarto di mano diventa più probabile sdadare cioè far finire la partita perché si passa dalla somma inferiore o uguale a 4 a quella a 5, e si va avanti così fino a 7, più di 7 non sale.
Le 16 carte obiettivo
Gli obiettivi sono identificati da un numero. Per impararli e ricordarli meglio a Bologna nel 2007 furono inventati gli psicobiettivi ovvero nella forma di ogni porzione di plancia da conquistare furono viste e immaginate delle immagini:
L’operazione fu poi ripresa e riproposta con delle variazioni e una grafica più accattivante da Monza nel 2011:
In questo modo ogni obiettivo ha acquisito oltre al numero anche uno o più nomi, nel gergo attuale vengono chiamati in questo modo (l’ordine è: quello in uso nel gergo di RD3 quello di Bologna, quello di Monza, eventuali ulteriori soprannomi).
1) LETTO - letto - letto - elle lunga
2) 4 IN NORD - elefante - elefante - sfera, cuore, centro mondo, 17
3) CICLISTA - ciclista - ciclista - urali, velocipede
4) BUCO - giraffa - gallina
5) DIAGONALE - granchio - granchio - traversone
6) F1 - f1 - f1 - campana, a
7) BEFANA - befana - befana - le 3 a, terzo mondo
8) KAM JAP - elvis - guerriero
9) EURASIA - dromedario - dromedario
10) NORD MONDO - piovra - piovra - boreale
11) SIBERIANA - lupo - popeye
12) TAPPETO - tappeto - tappeto - crema
13) GUERRA FREDDA - guerra fredda - guerra fredda
14) SUD MONDO - motorino - motorino - onda
15) ALASKA ALBERTA - aragosta - aragosta - pesciolino, al al
16) TRE IN EURO - locomotiva - locomotiva - doppia elle
Forum e Risiko Digital
Marco De Simone alias Voyager e già Campione nazionale spiega così l’affermarsi del movimento agonistico: «dagli anni ’90 (o almeno queste sono le informazioni che ho io) son nati spontaneamente dei RisiKo! club lungo la penisola. Nel 2002/2003, dopo un periodo di autogestione dei club attraverso una federazione, Editrice Giochi prese in gestione diretta il circuito creando la rete di RisiKo! Club Ufficiali (RCU) che sussiste tutt’oggi: furono stabiliti e poi raffinati i criteri minimi per l’essere RCU e parallelamente partì una schedulazione annuale del Campionato Italiano e delle modalità di qualificazione allo stesso.
Il tutto fu possibile anche grazie alla creazione, nel 2003, del forum che ancora oggi tiene le fila dei RisiKo! Club Ufficiali, degli eventi live ed anche della parte digital. Nel 2002/03, infatti, RisiKo! debuttò anche online con quella che era allora la prima versione e che oggi è alla terza. Il forum è quindi l’elemento accentrante del mondo del risiko: rendiconta le attività dei club (anche di quelli che volessero candidarsi a diventare RCU) e dei tornei online, ufficiali e non, per i quali è anche la sede preposta per l’arbitraggio dei reclami.
La scelta del forum tematico, il cui indirizzo è forum.egcommunity.it ha permesso la creazione di una community nazionale di giocatori ed esteso pertanto l’orizzonte del RisiKo! che prima era solo locale. Sempre in parallelo, infatti, nacquero, su iniziativa dei singoli club, raduni a carattere nazionale che dal 2006 in poi divennero appuntamenti fissi nella misura di 3 all’anno: uno al nord, uno al centro ed uno al sud.
Tre volte all’anno (ma vedremo non solo), persone da tutta Italia si incontrano per partecipare al torneo di RisiKo! inserito all’interno del Raduno (torneo la cui vittoria ed a volte anche la sola partecipazione alla finalissima offre un posto al Campionato Italiano) e per una 2/3 giorni di incontri, gite, cene e quasi sempre anche tornei paralleli: il tutto, comprese convenzioni per l’alloggio, gestito dal club che si propone come organizzatore.
Il numero di persone che partecipa a questi raduni varia in base alla posizione geografica della location perché quella dei club in Italia non è uniforme: diciamo che è certo che se il raduno si svolge dall’Emilia in su si supera abbondantemente il centinaio di giocatori.»[12]
Quando ti accrediti diventando un giocatore ufficiale online entri prima o poi in contatto col forum e quel forum ostile, impervio, un pezzo di modernariato web, non è uno spazio neutro, è una realtà strutturata e vasta, con una sua profondità, una realtà a se stante gerarchica e autoritaria, ma anche con forti tratti democratici: lì tu non sei un cliente, lì sei un utente del forum – un cittadino del forum, un forum che nei suoi giorni fastosi ebbe i neurini, la sua moneta! – che con l’abbonamento non c’entra nulla, c’entra con l’accredito; se ci entri la prima volta probabilmente sei stato accusato in camera arbitrale per qualche violazione del regolamento in partita, infatti (e tu non sai dove e come) l’arbitro ha già riguardato la tua partita nonché la chat partita e ha accertato che l’accusa era fondata e t’ha quindi condannato, a seguito della condanna t’è stato sospeso l’accredito, sei tornato temporaneamente un semplice abbonato e non puoi giocare partite ufficiali, ed è questo l’unico motivo per cui sei andato sul forum, per chiedere spiegazioni. Chi reagisce alla sospensione dell’accredito e all’assoggettamento al regime giurisprudenziale arbitrale con arroganza e aggressività trova un ginepraio kafkiano che lo porterà a vedere progressivamente aumentare la sua condanna, ad esempio per aver mancato di rispetto all’arbitro o averne messo in discussione l’autorità o aver minacciato – questa è frequente – di fargli causa in tribunale. Molti vengono bannati dal forum per le escandescenze, altri decidono di smettere di giocare, i più si adegueranno e basta, alcuni inizieranno a interessarsi al sistema giudiziario e amministrativo del forum e s’appassioneranno.
[1] «I Lidi hanno costumi simili a quelli dei Greci, a parte il fatto che le figlie femmine si prostituiscono. Primi degli uomini, di cui abbiamo conoscenza, coniarono e usarono monete d’oro e d’argento; per primi inoltre fecero il commercio al minuto. Gli stessi Lidi dicono anche che i giochi in uso presso di loro e presso i Greci sono loro invenzione; dicono che furono inventati presso di loro quando colonizzarono la Tirrenia, a questo proposito raccontando così: al tempo di re Atys, figlio di Manes, ci fu una tremenda carestia in tutta la Lidia; in un primo tempo i Lidi la sopportarono; poi, siccome non cessava, cercarono rimedi, chi escogitando una cosa chi un’altra. Allora dunque furono inventati i dadi, gli astragali, la palla e tutti gli altri tipi di giochi, esclusi gli scacchi; infatti, i Lidi non ne rivendicano l'invenzione. Dopo aver inventato questi giochi, contro la fame facevano così: un giorno intero su due giocavano, per non cercare cibo, nell’altro mangiavano, smettendo di giocare. In tal modo durarono diciotto anni. Poiché la sciagura non aveva termine, ma anzi incalzava ancora di più, il loro re, dopo aver diviso tutti i Lidi in due parti, ne tirò a sorte una perché restasse, l’altra perché se ne andasse dal paese; a quella parte, cui toccò in sorte di restare, il re mise a capo sé stesso; a quella che se ne andava il proprio figlio di nome Tirreno. Quelli di loro, cui era toccato in sorte di lasciare il paese, scesero a Smirne e costruirono navi; dopo aver messo sulle navi tutti i loro beni, quanti ne potevano essere trasportati, presero il largo alla ricerca di vita e di terra, finché, dopo aver oltrepassato molti popoli, giunsero presso gli Umbri, dove fondarono città e abitano tuttora. Invece di Lidi, cambiarono nome dal figlio del re che li aveva condotti: prendendo nome da lui, si chiamarono Tirreni.»
[Erodoto, Storie, I 94 – trad it David Asheri, Fondazione Lorenzo Valla, 2012]
[2] Quello che è attualmente (probabilmente) il più forte giocatore in attività, a cui ho sottoposto prima della pubblicazione questo testo, Andrea Forno, alias Cobranero, di Torino, finalista nell’ultimo CNI, mi dichiara che: «Visto il tuo confronto con gli scacchi: Gli scacchi dopo 2 mosse ci sono più di 400 variabili posizionali. I giocatori esperti passano la vita a imparare a memoria le aperture. Con linee di gioco che vanno avanti per 20/30/40 mosse come studiate al pc. Nel Risiko invece non esisterà mai una partita uguale a un’altra. Già solo per il piazzamento iniziale. E qua ci si collega al secondo discorso. Tra tutti i giochi che ho fatto in vita mia, il Risiko è quello che più si avvicina alla vita vera. Il risultato finale non è scontato, negli scacchi nel 99% delle volte vince il più forte (nella materia specifica). Il risiko non è così, come la vita ci sono tantissime variabili che influenzano il risultato finale. E come nella vita, non sempre il più abile sarà quello che emergerà. Il più abile può provare ad arrivare a fine partita aumentando la percentuale di vittoria rispetto al 25% iniziale. Il risiko è un continuo riadattamento della propria visione, della propria strategia in base a cosa succede sulla plancia. Un 25 a 0 ai dadi un altro giocatore che fa un attacco incauto, un errore di lettura dell’obbiettivo. Ti obbligano a modificare quella che fino al turno prima era la tua visione. Sopravvive chi si adatta prima al cambiamento» Io sottolineo come lui colga meglio quell’aspetto dall’odore selvatico e immediato dell’adattamento, io faccio passare questi significati dai tubi del relativismo. Rispetto al suo discorso rilevo che dunque: l'evoluzione in cosa consiste? Nell’adattamento. E poi la specificità dell'evoluzione umana in cosa consiste? Nell'intelligenza .Cosa è l'intelligenza? La capacità d'adattamento ovvero la forza plastica. Definisco questo percorso come uno di quelli che conducono all’integralità strategica del reale.
[3] Letteralmente il Creatore di Re (gli antipodi di Jaime Lannister Sterminatore di Re) ovvero colui che non potendo vincere decide per motivazioni extrasportive non di rado di ordine pseudomorale chi deve vincere.
[4] La psicologia del giocatore di scacchi, Fine, Adelphi, 1976.
[5] Luigi Lombardi Vallauri, Corso di filosofia del diritto.
[6] Che è il contrario dell’egoriferimento, spiega gnomico Cimatti nel Manuale : «Vince chi insegue l’eccellenza, perché annullando tutto ciò che riguarda le persone coinvolte nella partita, se stesso compreso, crea un vuoto sul quale può nascere qualcosa di nuovo».
[7] Mursia, 2012
[8] Ho però avuto modo di scoprire che tanto il nome quanto l’idea, non del gioco, ma della guerra napoleonica con risultati alternativi rispetto a quelli storicamente accertati, risalgono all’ucronia Napoleone apocrifo, la conquista del mondo. 1812-1832 pubblicata in forma anonima nel 1836 in Francia da Geoffroy-Chateau.
[9] La storia di RisiKo! e l'anello mancante [Edizioni Novecento, 2002] di Roberto Convenevole,
[10] https://www.giochisulnostrotavolo.it...iamoli-risiko/
[11] https://www.metarisiko.it/dokuwiki/d...o_d_invenzione
[12] https://www.giochisulnostrotavolo.it...iamoli-risiko/




Capitano
Colonnello C.te
cosa ti hanno fatto alla sapienza? 
