Lo shock attuale parte da giugno-luglio 2026: Brent +18% da inizio luglio, gasolio ai massimi, con lo shock energetico da conflitto iraniano che già aggrava la situazione delle imprese.
Tra il quarto trimestre 2026 e l'inverno il pass-through arriva sul carrello della spesa e, cosa più pesante, si somma al riscaldamento: l'inverno 2026-27 è il primo vero orizzonte degli eventi, il punto in cui bollette più alimentari più carburante colpiscono simultaneamente famiglie con salari fermi.
Il Natale 2026 sarà il primo test misurabile: se i volumi di vendita al dettaglio (volumi, non fatturati — il fatturato lo gonfia l'inflazione stessa) crollano, la compressione è iniziata sul serio.
Poi il primo semestre 2027 è dove si decide tutto: o lo shock petrolifero rientra e si torna alla lenta convalescenza prevista dagli istituti, o si consolida e a quel punto la recessione tedesca da shock energetico prolungato che Fratzscher indica come scenario possibile trascina l'export italiano, e la crisi delle imprese diventa crisi occupazionale — che è il vero moltiplicatore, perché una famiglia con stipendio fermo arranca, una senza stipendio salta.
Per le famiglie ha data indicativa inverno 2026-27, e diventa strutturale se a marzo-aprile 2027 il petrolio è ancora sopra i cento dollari. Sotto quella condizione, il buffer dei risparmi regge grosso modo due-tre trimestri di erosione per il ceto medio; per le fasce basse, che il buffer non ce l'hanno, il punto di rottura è già l'inverno stesso.
La durata della crisi di Hormuz (ogni mese sopra i 100 dollari sposta la matematica), la decisione sulle accise attesa in questi giorni (un taglio da 20-30 centesimi compra due-tre mesi di tempo alle famiglie), l'inflazione core di settembre-ottobre (se riaccelera sopra il 3%, il pass-through è partito), e il tasso di risparmio delle famiglie nei dati Istat trimestrali — quando scende sotto i minimi storici, significa che i cuscinetti si stanno esaurendo e l'orizzonte è vicino.




Colonnello C.te
