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Discussione: Basilico da Israele
  1. #1
     Magg. C.te
     
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    Basilico da Israele

    Sabato sono andato a fare la spesa al supermercato e fra le altre cose ho comprato tre vaschette di basilico per fare il pesto fatto in casa, che alle mie bambine piace tanto.

    Purtroppo l’unico basilico che c’era negli scaffali proveniva da Israele. Sì, avete capito bene: da Israele!

    Ma la cosa più assurda e paradossale è che questo basilico importato dal Medio Oriente viene distribuito in Italia da un’azienda che ha sede ad Albenga, provincia di Savona, in Liguria: cioè la patria mondiale del basilico e del pesto!

    Questa per me è follia pura.



    Il fatto che un’azienda, situata nel cuore della regione d’Italia che nel mondo è sinonimo di basilico e pesto, vanto del made in Italy gastronomico, trovi più conveniente economicamente importare basilico da Israele per poi distribuirlo nei canali che alimentano la rete della grande distribuzione organizzata, anziché rivendere il prodotto di straordinaria qualità che cresce nel territorio rappresenta per me uno dei casi più emblematici dello sfascio culturale e sociale e del rincoglionimento collettivo e progressivo causati dalla globalizzazione economica e dalla folle rincorsa alla diminuzione dei costi per le imprese.

    Faccio subito due conti: una vaschetta di 30 grammi di basilico costa a me - consumatore finale - 1,55 euro. Teoricamente, diecimila vaschette garantiscono al supermercato un ricavo di 15.500 euro. Ma dubito fortemente che ne saranno state vendute così tante.

    Inoltre la filiera economica dei passaggi intermedi fra il produttore israeliano e me è molto lunga: produttore locale, grossista israeliano, trasportatore con cargo aereo, importatore italiano, trasportatore italiano, grande distribuzione organizzata.

    Mi chiedo: ma quanto caxxo l’avranno mai pagato questo basilico all’origine per essere tanto conveniente da ripagare il carburante per l’aereo e garantire dei margini economici di profitto per tutti gli intermediari?

    E non trovo una risposta logica. Nemmeno se avessero usato gli schiavi per lavorare il prodotto all’origine e spedirlo. Tutto ciò non ha senso.

    E se poi penso che…

    … il cargo aereo proveniente da Israele, dopo un lungo volo (e tanto carburante) è probabilmente atterrato a Milano Malpensa…

    … che da lì il basilico è stato messo su dei tir e trasportato via autostrada in Liguria, aumentando il traffico su ruote e l’inquinamento…

    … che in Liguria l’azienda distributrice, usando della manodopera ‘locale’, lo ha poi impacchettato in tante vaschette di plastica inquinanti e non biodegradabili…

    … e che poi lo hanno di nuovo messo su dei camion per ritraspostarlo a Milano…

    … per arrivare alla fine nel supermercato vicino casa mia, dove io consumatore alla fine l'ho acquistato…

    .. ebbene, se penso tutto questo i ‘cabasisi’ mi iniziano a girare più velocemente delle lame del frullatore usato per fare il pesto.

    Sì, lo so che per fare il pesto il basilico va ‘pestato’ lentamente nel mortaio e che frullarlo è una barbarie, ma capirete che dopo queste riflessioni illuminanti me ne stavo ormai altamente catafottendo del rituale di preparazione del pesto e avrei voluto gettare nell’immondizia il basilico, le vaschette e il resto della spesa fatta al supermercato.

    Mi sono sentito preso per i fondelli. Come nel caso della ‘bresaola dop della Valtellina‘ che si è saputo ultimamente essere fatta non di carne di manzo italiana, bensì con carne di zebù proveniente dal Brasile. Perchè chiamarla allora ‘bresaola dop della Valtellina’? Dove sta la veridicità del marchio ‘dop’ (denominazione di origine protetta)? Questa non è truffa bella e buona?

    Chiamatela allora: ‘Bresaola dop di Zebù del Mato Grosso‘!

    Di solito faccio molta attenzione alla provenienza dei prodotti che acquisto e agli ingredienti presenti nella composizione, perché sono ormai certo che la nostra principale fonte di avvelenamento, oltre all’aria inquinata e agli ambienti saturi di sostanze tossiche, è costituita proprio dalle sostanze artificiali (coloranti, conservanti, esaltatori di sapidità, disinfettanti, antiparassitari, acidi, metalli pesanti) presenti negli alimenti che mangiamo ogni giorno. Per questo cerco di scegliere quanto più possibile alimenti freschi, frutta di stagione, prodotti locali e poco lavorati.

    Ma stavolta vi giuro che per un siciliano come me, comprare il basilico importato da Israele, impacchettato in Liguria e venduto in Lombardia è stata, oltre che un’esperienza ai limiti dell’assurdo, la dimostrazione evidente che questo sistema economico è ormai arrivato veramente al capolinea.

    Mi consolo amaramente pensando che in Israele magari comprano i pompelmi coltivati nel Sud Italia.
    soultrane non è in linea
  2. #2
     T. Colonnella

     T. Colonnello
     
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    Re: Basilico da Israele

    Letto ieri netto nel tuo blog, incredibile.
    Mi ha molto colpito.
    L'ho girato a tutti i contatti via mail, ho linkato il tuo post.

    Sconcertante.


    Buona giornata Salvì
    Essere in te, capire se
    ciò che sono e faccio è abbastanza a rendere almeno l’idea
    dell'immensità che esistendo hai reso mia
    !

    Mines non è in linea
  3. #3
     Magg. C.te
     
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    Re: Basilico da Israele

    Boia Salvo!!
    se tutte le volte che vai a fare la spesa e inizi a ipotizzare ogni prodotto che compri...tu mangi pei fochi
    Jokerina non è in linea
  4. #4
     T. Colonnello
     
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    Re: Basilico da Israele

    Quote soultrane ha scritto:
    la dimostrazione evidente che questo sistema economico è ormai arrivato veramente al capolinea.
    Non ne sono sicuro, ma in questo caso la spiegazione potrebbe essere un'altra.

    Non mi stupirei se in Italia (anche a causa del pesto ), la produzione di basilico non fosse sufficiente per soddisfare la richiesta.

    Per altri prodotti regionali che hanno "sfondato" è così.

    Da un consumo prettamente locale si è passati ad un consumo nazionale ed internazionale, con le conseguenze descritte.

    I prodotti regionali autentici sono sempre più rari, mentre i prodotti pseudolocali sono in ogni supermercato.


    Piove sui giusti e sugli ingiusti
    .
    fortebraccio non è in linea
  5. #5
     T. Colonnella

     T. Colonnello
     
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    Re: Basilico da Israele

    Quote fortebraccio ha scritto:
    Non ne sono sicuro, ma in questo caso la spiegazione potrebbe essere un'altra.

    Non mi stupirei se in Italia (anche a causa del pesto ), la produzione di basilico non fosse sufficiente per soddisfare la richiesta.

    Per altri prodotti regionali che hanno "sfondato" è così.

    Da un consumo prettamente locale si è passati ad un consumo nazionale ed internazionale, con le conseguenze descritte.

    I prodotti regionali autentici sono sempre più rari, mentre i prodotti pseudolocali sono in ogni supermercato.
    Mi sono documentata, come alcuni di voi sanno una delle attività principali gestita da me e mio fratello è la spedizione merci.

    Ho fatto un pò di domande in giro.

    Esistono degli spazi merci venduti a costo zero per riempire le navi cargo o gli spazi aerei merci che arrivano da alcune località considerate "periferia commerciale"

    Praticamente azzerando il costo di importazione in Italia è come se tu comprassi del basilico prodotto a Genova (nave cargo in arrivo lì) o a Gallarate (aereo cargo a malpensa)


    Resta il dubbio ma coltivarlo in Italia?

    Forse è legato ad una questione climatica..la coltivazione in serra potrebbe portare ad un costo di produzione più alto del costo che si sostiene producendolo in Israele (non dimentichiamo il costo manodopera )
    Mines non è in linea
  6. #6
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    Re: Basilico da Israele

    A scanso di equivoci io lo coltivo in un vaso sul terrazzo (assieme alla salvia e al rosmarino)


    "Non esiste un insegnante più difficile dell'esperienza. Prima ti fa l'esame, poi ti spiega la lezione."
    alobox non è in linea
  7. #7
     T. Colonnello
     
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    Re: Basilico da Israele

    Quote alobox ha scritto:
    A scanso di equivoci io lo coltivo in un vaso sul terrazzo (assieme alla salvia e al rosmarino)
    Fascista!
    fortebraccio non è in linea
  8. #8
     Magg. C.te
     
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    Re: Basilico da Israele

    Quote Mines ha scritto:
    Mi sono documentata, come alcuni di voi sanno una delle attività principali gestita da me e mio fratello è la spedizione merci.

    Ho fatto un pò di domande in giro.

    Esistono degli spazi merci venduti a costo zero per riempire le navi cargo o gli spazi aerei merci che arrivano da alcune località considerate "periferia commerciale"

    Praticamente azzerando il costo di importazione in Italia è come se tu comprassi del basilico prodotto a Genova (nave cargo in arrivo lì) o a Gallarate (aereo cargo a malpensa)


    Resta il dubbio ma coltivarlo in Italia?

    Forse è legato ad una questione climatica..la coltivazione in serra potrebbe portare ad un costo di produzione più alto del costo che si sostiene producendolo in Israele (non dimentichiamo il costo manodopera )
    Adesso è chiaro.
    Infatti immaginavo una cosa del genere, della spedizione aerea o navale a costo zero, per qualche motivo.

    Ma la cosa mi risulta sempre paradossale.
    Il fatto che risulti piu' conveniente per un'azienda far venire il basilico da parecchie migliaia di chilometri di distanza (via mare o via cielo) anzichè comprarlo dal coltivatore sotto casa .... beh, tutto questo non è normale.
    C'è qualcosa di profondamente sbagliato, di innaturale.
    soultrane non è in linea
  9. #9

    Re: Basilico da Israele

    Quote alobox ha scritto:
    A scanso di equivoci io lo coltivo in un vaso sul terrazzo (assieme alla salvia e al rosmarino)

    Ho sempre frequentato la bellissima Liguria da quando sono nato (ormai è qualche anno) e credo che qualunque Ligure D.O.C. vi possa confermare che il basilico prodotto al di fuori della regione non ha lo stesso sapore.
    Io spesso mi sono portato piantine di basilico ( e di "cornabugia" o "cannabugia" che dir si voglia) da quel di Levanto e posso dire che dopo poco tempo , all'aria di Roma, le foglioline cominciavano irrimediabilmente ad ingrandirsi e ad avere un sapore tendente alla menta.
    Il sole , l'aria e soprattutto la salsedine in sospensione rendono il basilico ligure imbattibile e ,di conseguenza , anche il pesto.

    Possono importare il basilico da dove vogliono , ma come quello ligure non lo potranno mai fare..

    Qui sotto un omaggio a Zena , una delle città che amo di più....mi pare di averlo messo già una volta , ma in questo caso "repetita iuvant"..














    user_8214 non è in linea
  10. #10
     Maresciallo
     
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    Re: Basilico da Israele

    Quote Scarpantibus ha scritto:
    Ho sempre frequentato la bellissima Liguria da quando sono nato (ormai è qualche anno) e credo che qualunque Ligure D.O.C. vi possa confermare che il basilico prodotto al di fuori della regione non ha lo stesso sapore.
    Io spesso mi sono portato piantine di basilico ( e di "cornabugia" o "cannabugia" che dir si voglia) da quel di Levanto e posso dire che dopo poco tempo , all'aria di Roma, le foglioline cominciavano irrimediabilmente ad ingrandirsi e ad avere un sapore tendente alla menta.
    Il sole , l'aria e soprattutto la salsedine in sospensione rendono il basilico ligure imbattibile e ,di conseguenza , anche il pesto.

    Possono importare il basilico da dove vogliono , ma come quello ligure non lo potranno mai fare..

    Qui sotto un omaggio a Zena , una delle città che amo di più....mi pare di averlo messo già una volta , ma in questo caso "repetita iuvant"..
















    Aggiungerei che anche all'interno della liguria il pesto non è tutto uguale. Il vero pesto alla genovese andrebbe fatto col basilico di Prà (che è un quartiere periferico di Genova) secondo la ricetta originale.
    Bè vi posso assicurare che non è una tradizione paranoica ma la differenza con un basilico coltivato anche a solo pochi chilometri di distanza c'è e si sente tutta.
    Il perchè non lo so, sarà l'aria, sarà l'acqua, ma è proprio diverso.
    releonida non è in linea

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