Io mi ricordo, quattro ragazzi con la chitarra
e un pianoforte sulla spalla.
Come pini di Roma, la vita non li spezza,
questa notte è ancora nostra.
Come fanno le segretarie con gli occhiali a farsi sposare dagli avvocati?
Le bombe delle sei non fanno male,
è solo il giorno che muore, è solo il giorno che muore.
Gli esami sono vicini, e tu sei troppo lontana dalla mia stanza.
Tuo padre sembra Dante e tuo fratello Ariosto,
stasera al solito posto, la luna sembra strana
sarà che non ti vedo da una settimana.
Maturità ti avessi preso prima,
le mie mani sul tuo seno, è fitto il tuo mistero.
Il tuo peccato è originale come i tuoi calzoni americani,
non fermare ti prego le mie mani
sulle tue cosce tese chiuse come le chiese,
quando ti vuoi confessare. Notte prima degli esami, notte di polizia
certo qualcuno te lo sei portato via.
Notte di mamma e di papà col biberon in mano,
notte di nonno alla finestra, ma questa notte è ancora nostra.
Notte di giovani attori, di pizze fredde e di calzoni,
notte di sogni, di coppe e di campioni.
Notte di lacrime e preghiere,
la matematica non sarà mai il mio mestiere.
E gli aerei volano in alto tra New York e Mosca,
ma questa notte è ancora nostra, Claudia non tremare
non ti posso far male, se l'amore è amore.Si accendono le luci qui sul palco
ma quanti amici intorno, mi viene voglia di cantare.
Forse cambiati, certo un po' diversi
ma con la voglia ancora di cambiare,
se l'amore è amore, se l'amore è amore,
se l'amore è amore, se l'amore è amore,
se l'amore è amore.
Un grandissimo in bocca al lupo a te e alla mia sorellina Valeria ke oggi ha l'esame di Matematica...
"Una donna non è colei di cui si lodano le gambe o le braccia, ma quella il cui aspetto complessivo è di tale bellezza da togliere la possibilità di ammirare le singole parti" (Seneca)
azzz... anche la mia oggi ha la maturità...
e il bello che ieri le avevo detto "studia bene Dante!"
risposta: impossibile lo diano di nuovo... è appena uscito!
le ultime parole famose... sti giovani
We are the sons and daughters of all the freedom fighters.
And there are still many rivers to cross.
Hands in the air, screaming loud and clear for freedom, justice and equality.
There is no black or white, there is only right and wrong.
We are unknown heros, we are flesh and we are blood.
We are the great future.
We need to get back to the joy of living.
We are five fingers of an empty hand.
But together, we can also be the fist.
Sometimes change can be as simple as two hands reaching for one another.
Clap your hands.
Egregie mihi videtur M. Antonius apud Rabirium poetam, cum fortunam suam
transeuntem alio videat et sibi nihil relictum praeter ius mortis, id quoque, si cito
occupaverit, exclamare: “Hoc habeo, quodcumque dedi”.
O quantum habere potuit, si voluisset! Hae sunt divitiae certae in quacumque sortis
humanae levitate uno loco permansurae; quae cum maiores fuerint, hoc minorem
habebunt invidiam. Quid tamquam tuo parcis? procurator es. Omnia ista, quae vos
tumidos et supra humana elatos oblivisci cogunt vestrae fragilitatis, quae ferreis
claustris custoditis armati, quae ex alieno sanguine rapta vestro defenditis, propter
quae classes cruentaturas maria deducitis, propter quae quassatis urbes ignari, quantum
telorum in aversos fortuna conparet, propter quae ruptis totiens adfinitatis, amicitiae,
conlegii foederibus inter contendentes duos terrarum orbis elisus est, non sunt vestra;
in depositi causa sunt iam iamque ad alium dominum spectantia; aut hostis illa aut
hostilis animi successor invadet. Quaeris, quomodo illa tua facias? dona dando.
Consule igitur rebus tuis et certam tibi earum atque inexpugnabilem possessionem
para honestiores illas, non solum tutiores facturus. Istud, quod suspicis, quo te divitem
ac potentem putas, quam diu possides, sub nomine sordido iacet: domus est, servus est,
nummi sunt; cum donasti, beneficium est.
Seneca
Mi sembra che M. Antonio presso il poeta Rabirio, mentre vede che i suoi beni passano ad altri e che a lui non è rimasto nulla se non il diritto di morte e anche quello, se l’avesse acquisito velocemente, esclami in modo egregio: “Ho ciò che ho donato”.
O quanto avrebbe potuto avere, se avesse voluto! Queste sono ricchezze sicure destinate a restare in un solo luogo nonostante qualsiasi volubilità della sorte umana (lett. in qualunque volubilità della sorte umana); queste quanto più grandi saranno, tanto minor invidia susciteranno. Perché le risparmi come se fosse (patrimonio) tuo? Sei (solo) l’amministratore. Tutte codeste ricchezze che costringono voi, gonfi di superbia e innalzati al di sopra delle sorti umane, a dimenticarvi della vostra fragilità, che custodite, armati, con chiavistelli di ferro, tutti codesti beni che, strappati all’altrui sangue (patrimonio conquistato a prezzo di sangue), difendete a prezzo del vostro, per i quali fate scendere in mare flotte destinate ad insanguinare i mari, per i quali distruggete città non sapendo quanti dardi la sorte prepari contro chi non si guarda ( lett. contro quelli rivolti di spalle), per i quali, rotti tante volte i patti di parentela, di amicizia e di colleganza politica tutto il mondo è stato lacerato tra due contendenti, non sono vostri; li avete in consegna e pronti ormai ad appartenere ad un altro padrone; o un nemico o un erede dall’animo ostile si impadronirà di essi. Tu mi chiedi in che modo tu possa renderli tuoi? Dandoli in dono.
Provvedi dunque alle tue cose e procurati un sicuro ed inattaccabile possesso di esse, pronto a renderle più oneste, non solo più sicure.
Ciò che tu ammiri, ciò per cui ti reputi ricco e potente, per tutto il tempo in cui lo possiedi, resta un bene ignobile (lett. giace sotto un ignobile nome): è (solo) una casa, è (solo) uno schiavo, sono (solo) monete; ma quando li hai donati, diventano un beneficio.
Seneca, de ben. VI, 3,1 sgg.
Traduzione di : Laura Di Lorenzo e Daniela Oliverio
Mi sembra che Marco Antonio, vicino al poeta Rabirio, mentre vedeva le sue ricchezze passare ad altri e a lui non rimaner nulla se non il diritto a morire, e anche quello, se l’avesse potuto esercitare rapidamente, esclamasse in modo eloquente:
“Ho ciò che ho donato”.
Quanto avrebbe potuto avere, se avesse voluto!
Queste ricchezze, qualunque sia l'alternanza dell'umana fortuna, saranno comunque destinate a restare certe in un unico modo; quanto più queste ricchezze faranno del bene, tanto minor invidia susciteranno.
Perché allora le conservi come se fossero solo tue? Tu ne sei l’amministratore.
Tutte queste ricchezze che vi costringono, gonfi di superbia e innalzati al di sopra delle umane sorti, a dimenticarvi della vostra fragilità, tutte queste ricchezze che custodite armati, con chiavistelli di ferro, tutte queste ricchezze che, conquistate col sangue, difendete a prezzo della vostra vita, per le quali inviate flotte pronte ad insanguinare i mari e distruggete città, ignari di quanti strali la sorte si prepari a scagliarvi alle spalle, tutte queste ricchezze a causa delle quali, infranti più volte i vincoli di parentela, di amicizia e di fede politica, il mondo intero è stato diviso tra due contendenti, non sono vostre;
appena le avete in consegna, queste sono già pronte apassare ad un altro padrone; un nemico o un erede dall’animo ostile si impadronirà di esse.
Tu mi chiedi in che modo tu possa farle tue? Dandole in dono.
Curati dunque delle tue ricchezze e rendi il loro possesso sicuro ed inafferrabile, pronto a renderle più di valore, non solo più sicure.
Ciò che tu ammiri, ciò per cui ti reputi ricco e potente, per tutto il tempo in cui ne hai il possesso, resta un bene senza importanza: è solo una casa, uno schiavo, sono solo monete; ma quando li hai donati, diventano un vero bene.
vabbuò dai la versione di latino era tranquillissima!
di più facili penso che ci siano rimasti solo Fedro, Cesare e Livio!
sinceramente ai miei tempi, lontano 1995 , quando tra parentesi, uscì DANTE a Italiano, avrei preferito di gran lunga questa, come seconda prova, che i quesiti di matematica!