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Discussione: I giovani, il posto fisso e il mutuo. Sono veramente il sogno dei giovani?
  1. #1
     Magg. C.te
     
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    I giovani, il posto fisso e il mutuo. Sono veramente il sogno dei giovani?

    Totalmente d'accordo con l'autore dell'articolo. Una società asfittica di "giovani vecchi" ad immagine dei genitori è già morta senza saperlo. Bisogna avere il coraggio di rischiare e osare, immaginare un futuro diverso, essere folli e incoscienti, avere il coraggio di distruggere l'esistente per costruire del nuovo. E i giovani, "naturalmente", sono coraggiosi e incoscienti, a meno di essere snaturati dalle famiglie. Il migliore augurio che possa dare a un giovane è quello di mandare a fare in culo prima possibile i propri genitori, i nonni e tutto il resto, farsi la valigia e andare via di casa, esplorare il mondo e vivere la propria vita. E' quello che spero per le mie figlie.



    I giovani, il posto fisso e il mutuo

    Il posto fisso e il mutuo. Tutte le volte che si parla del futuro dei ragazzi italiani si dice che non ce l’hanno, perché non troveranno un posto fisso in futuro e perché, senza un posto fisso, nessuna banca darà loro un mutuo per comprare la casa. Due settimane fa durante una puntata di Servizio Pubblico di Michele Santoro, un’universitaria di 25 anni diceva ai telespettatori: «Nessuna banca mi dà un mutuo per comprarmi una casa». E lo ha ripetuto, la settimana dopo, Walter Veltroni in tv da Fazio.
    Ora, dato per scontato che sia legittimo per chiunque sognare di avere un posto fisso e una casa di proprietà, trovo incredibile che questo sia il “sogno” di una generazione di giovani. E che poter accedere a un mutuo per comprare casa sia il problema primario di una studentessa universitaria di 25 anni. Nel senso che i giovani, fino a qualche tempo fa, erano giovani, e nell’orizzonte della loro gioventù non c’era il metter su famiglia, il vestire in giacca e cravatta o l’accedere ai finanziamenti bancari per comprare casa.
    Invece oggi, a sentire i ragazzi intervistati alla televisione nei talk show, o a dar fede ai politici che quotidianamente ne parlano su giornali e tv, i ragazzi (non quelli che avendo superato i trent’anni magari hanno superato la “gioventù” e cercano maggiore solidità nella loro esistenza), sognano soltanto un posto fisso e una casa di proprietà e, non avendo né l’uno né l’altra, si sentono “precari”.
    Se fosse vero, se fosse davvero così, vorrebbe dire, semplicemente, che i giovani non esistono più, che siamo tornati indietro di sessant’anni, agli anni cinquanta, quando i giovani, come categoria sociale, non esistevano. E quando arrivarono sulla scena sociale e politica non volevano più il posto fisso, la bella auto, la casa, volevano sognare, immaginare un futuro differente per se e per gli altri, cambiare le regole del gioco.
    Oggi quei giovani non esistono più. A seguire la “vulgata” della tv e dei politici è difficile trovare un ragazzo che pensi a se stesso in maniera diversa dai genitori, che pensi che il posto fisso non sia essenziale, ma che essenziale sia provare a fare quello che si ama; è difficile trovare un ragazzo che invece di un mutuo per comprare casa, abbia sogni meno materiali. Sognare è lecito sempre, ma è naturale sognare l’impossibile quando si è giovani, immaginare libertà, creatività, futuro. E il futuro, fino a prova contraria, non può essere rappresentato soltanto dal posto fisso. È un orizzonte incredibilmente limitato, piccolo, angusto, terribile. È l’orizzonte di chi è già diventato adulto e che, per forza di cose, deve pensare non più solo a se stesso ma a famiglia e figli. Se è vero il messaggio che ci arriva, non è vero che oggi si è giovani fino a quarant’anni, la verità è l’esatto contrario, è che la realtà di oggi sta provando a cancellare la gioventù, spingendo i ragazzi a pensare che se non c’è un lavoro fisso la vita è “precaria”, invece che “possibile”. Avevano ragione i ragazzi che qualche anno fa scrivevano sui muri “Il futuro non è più quello di una volta”. È vero, il futuro di oggi è il passato di ieri, è quello di una società che dei giovani non sa che farsene, che vuole adulti privi di sogni, trentenni già spenti, inchiodati al problema del lavoro fisso e del mutuo, incapaci di immaginare un altro mondo.
    Precari? che vuol dire precari? ogni lavoratore autonomo è per sua natura “precario”, ogni negoziante è per sua natura “precario”, ma nessuno si è mai definito tale. Gli artisti sono “precari”, ma non si sono mai sognati di definirsi in questo modo. Perché mai un giovane, un ventenne appena uscito dall’università o un ragazzo di diciotto anni uscito dal liceo dovrebbe pensarsi come “precario”? Perché il mondo del lavoro offre solo lavori non destinati a durare tutta la vita? Si è tutta la vita quello che si vuole essere, si diventa “precari” nel momento in cui non si sa più chi si è e che cosa si voglia fare. Le commesse o i manovali, sono precarie da sempre, eppure per decenni, molti decenni, hanno svolto il loro lavoro senza pensare di esserlo, hanno immaginato un futuro, hanno costruito famiglie, hanno costruito l’Italia, pensando al futuro.
    Ma la realtà è fatta anche di giovani che sognano ancora, che non si sentono precari, che aprono start-up tecnologiche, che tentano di fare cinema o teatro, che immaginano nuovi progetti e che, nonostante l’impossibilità di avere prestiti dalle banche, cercano di trovare finanziamenti in altri modi, compreso il crowdfunding. Sono pochi, sono pazzi? Forse, ma se noi non puntiamo su di loro, se non diciamo a tutti i giovani che il mondo non è necessariamente quello costruito dai loro genitori, se noi continuiamo a sostenere la nostra idea di futuro, facciamo solo male al nostro paese, cancelliamo ogni prospettiva, creiamo solo ragazzi incapaci di immaginare altro che il mondo che c’è oggi, nel quale trovare uno spazietto senza problemi, protetto e assicurato, senza rischi e pericoli. La vita, quella vera, invece, è fatta di rischi e pericoli, è fatta di scelte e di coraggio, non di certezze stabilite oggi e vere fino alla fine dei giorni. Il problema di un giovane non può, non deve essere la pensione. Il problema di un giovane dovrebbe essere quello di inventarsi una vita, in barba agli adulti, alla società, ai politici, alle banche.
    Ed è impressionante che la sinistra non lo capisca, che parli solo di precariato e posto fisso, che non si renda conto che questo è esattamente fare il gioco di chi non vuole che cambi nulla e che il mondo, l’Italia, resti sempre quella che è, clientelare, corrotta, morta, senza futuro, vecchia.

    http://assante.blogautore.repubblica...o/?ref=HROBA-3
  2. #2
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    Re: I giovani, il posto fisso e il mutuo. Sono veramente il sogno dei giovani?

    Quote soultrane il 24-02-12 alle 11:46 ha scritto: Visualizza il messaggio
    Totalmente d'accordo con l'autore dell'articolo. Una società asfittica di "giovani vecchi" ad immagine dei genitori è già morta senza saperlo. Bisogna avere il coraggio di rischiare e osare, immaginare un futuro diverso, essere folli e incoscienti, avere il coraggio di distruggere l'esistente per costruire del nuovo. E i giovani, "naturalmente", sono coraggiosi e incoscienti, a meno di essere snaturati dalle famiglie. Il migliore augurio che possa dare a un giovane è quello di mandare a fare in culo prima possibile i propri genitori, i nonni e tutto il resto, farsi la valigia e andare via di casa, esplorare il mondo e vivere la propria vita. E' quello che spero per le mie figlie.



    I giovani, il posto fisso e il mutuo

    Il posto fisso e il mutuo. Tutte le volte che si parla del futuro dei ragazzi italiani si dice che non ce l’hanno, perché non troveranno un posto fisso in futuro e perché, senza un posto fisso, nessuna banca darà loro un mutuo per comprare la casa. Due settimane fa durante una puntata di Servizio Pubblico di Michele Santoro, un’universitaria di 25 anni diceva ai telespettatori: «Nessuna banca mi dà un mutuo per comprarmi una casa». E lo ha ripetuto, la settimana dopo, Walter Veltroni in tv da Fazio.
    Ora, dato per scontato che sia legittimo per chiunque sognare di avere un posto fisso e una casa di proprietà, trovo incredibile che questo sia il “sogno” di una generazione di giovani. E che poter accedere a un mutuo per comprare casa sia il problema primario di una studentessa universitaria di 25 anni. Nel senso che i giovani, fino a qualche tempo fa, erano giovani, e nell’orizzonte della loro gioventù non c’era il metter su famiglia, il vestire in giacca e cravatta o l’accedere ai finanziamenti bancari per comprare casa.
    Invece oggi, a sentire i ragazzi intervistati alla televisione nei talk show, o a dar fede ai politici che quotidianamente ne parlano su giornali e tv, i ragazzi (non quelli che avendo superato i trent’anni magari hanno superato la “gioventù” e cercano maggiore solidità nella loro esistenza), sognano soltanto un posto fisso e una casa di proprietà e, non avendo né l’uno né l’altra, si sentono “precari”.
    Se fosse vero, se fosse davvero così, vorrebbe dire, semplicemente, che i giovani non esistono più, che siamo tornati indietro di sessant’anni, agli anni cinquanta, quando i giovani, come categoria sociale, non esistevano. E quando arrivarono sulla scena sociale e politica non volevano più il posto fisso, la bella auto, la casa, volevano sognare, immaginare un futuro differente per se e per gli altri, cambiare le regole del gioco.
    Oggi quei giovani non esistono più. A seguire la “vulgata” della tv e dei politici è difficile trovare un ragazzo che pensi a se stesso in maniera diversa dai genitori, che pensi che il posto fisso non sia essenziale, ma che essenziale sia provare a fare quello che si ama; è difficile trovare un ragazzo che invece di un mutuo per comprare casa, abbia sogni meno materiali. Sognare è lecito sempre, ma è naturale sognare l’impossibile quando si è giovani, immaginare libertà, creatività, futuro. E il futuro, fino a prova contraria, non può essere rappresentato soltanto dal posto fisso. È un orizzonte incredibilmente limitato, piccolo, angusto, terribile. È l’orizzonte di chi è già diventato adulto e che, per forza di cose, deve pensare non più solo a se stesso ma a famiglia e figli. Se è vero il messaggio che ci arriva, non è vero che oggi si è giovani fino a quarant’anni, la verità è l’esatto contrario, è che la realtà di oggi sta provando a cancellare la gioventù, spingendo i ragazzi a pensare che se non c’è un lavoro fisso la vita è “precaria”, invece che “possibile”. Avevano ragione i ragazzi che qualche anno fa scrivevano sui muri “Il futuro non è più quello di una volta”. È vero, il futuro di oggi è il passato di ieri, è quello di una società che dei giovani non sa che farsene, che vuole adulti privi di sogni, trentenni già spenti, inchiodati al problema del lavoro fisso e del mutuo, incapaci di immaginare un altro mondo.
    Precari? che vuol dire precari? ogni lavoratore autonomo è per sua natura “precario”, ogni negoziante è per sua natura “precario”, ma nessuno si è mai definito tale. Gli artisti sono “precari”, ma non si sono mai sognati di definirsi in questo modo. Perché mai un giovane, un ventenne appena uscito dall’università o un ragazzo di diciotto anni uscito dal liceo dovrebbe pensarsi come “precario”? Perché il mondo del lavoro offre solo lavori non destinati a durare tutta la vita? Si è tutta la vita quello che si vuole essere, si diventa “precari” nel momento in cui non si sa più chi si è e che cosa si voglia fare. Le commesse o i manovali, sono precarie da sempre, eppure per decenni, molti decenni, hanno svolto il loro lavoro senza pensare di esserlo, hanno immaginato un futuro, hanno costruito famiglie, hanno costruito l’Italia, pensando al futuro.
    Ma la realtà è fatta anche di giovani che sognano ancora, che non si sentono precari, che aprono start-up tecnologiche, che tentano di fare cinema o teatro, che immaginano nuovi progetti e che, nonostante l’impossibilità di avere prestiti dalle banche, cercano di trovare finanziamenti in altri modi, compreso il crowdfunding. Sono pochi, sono pazzi? Forse, ma se noi non puntiamo su di loro, se non diciamo a tutti i giovani che il mondo non è necessariamente quello costruito dai loro genitori, se noi continuiamo a sostenere la nostra idea di futuro, facciamo solo male al nostro paese, cancelliamo ogni prospettiva, creiamo solo ragazzi incapaci di immaginare altro che il mondo che c’è oggi, nel quale trovare uno spazietto senza problemi, protetto e assicurato, senza rischi e pericoli. La vita, quella vera, invece, è fatta di rischi e pericoli, è fatta di scelte e di coraggio, non di certezze stabilite oggi e vere fino alla fine dei giorni. Il problema di un giovane non può, non deve essere la pensione. Il problema di un giovane dovrebbe essere quello di inventarsi una vita, in barba agli adulti, alla società, ai politici, alle banche.
    Ed è impressionante che la sinistra non lo capisca, che parli solo di precariato e posto fisso, che non si renda conto che questo è esattamente fare il gioco di chi non vuole che cambi nulla e che il mondo, l’Italia, resti sempre quella che è, clientelare, corrotta, morta, senza futuro, vecchia.

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    Avessi io 25 anni oggi

    purtroppo Salvo è raro trovare un giovane che ragioni diversamente,sono pochi quelli che si rendono conto che mai come ora se prendono uno zaino e vanno altrove avrebbero maggiori opportunita oltre a guardarsi intorno e scoprire il mondo.E quei pochi,la penso come te,sono tra i fortunati e non destinati ad essere gia vecchi a 25anni!
    Marc Marquez è una ME.RD.A
  3. #3
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    Re: I giovani, il posto fisso e il mutuo. Sono veramente il sogno dei giovani?

    Quote wolf62 il 24-02-12 alle 12:09 ha scritto: Visualizza il messaggio
    Avessi io 25 anni oggi

    purtroppo Salvo è raro trovare un giovane che ragioni diversamente,sono pochi quelli che si rendono conto che mai come ora se prendono uno zaino e vanno altrove avrebbero maggiori opportunita oltre a guardarsi intorno e scoprire il mondo.E quei pochi,la penso come te,sono tra i fortunati e non destinati ad essere gia vecchi a 25anni!
    Concordo. Io ho un figlio di quasi 25 anni (oltre al mitico "corsaretto").
    A ottobre si è diplomato con ottimi voti al Conservatorio in pianoforte. Questo dopo 12 anni di duro lavoro e studio. L'altro ieri ha preso l'aereo per Berlino. Un viaggio "esplorativo". Nel frattempo, infatti, oltre a continuare con la musica, sta studiando anche il tedesco. In estate ha infatti intenzione di partecipare all'esame di ammissione a un biennio di specializzazione in pianoforte in Germania. "Dove se sei bravo e passi - ci ha detto - ti permettono di abitare e mangiare con 400 euro al mese". Qui in Italia te lo scordi. Nell'ambiente artistico o conosci qualche "mammasantissima" (non essendo noi musicisti, manco a pensarci e in ogni caso non ci penseremmo...) oppure ti accontenti (anche se sei bravissimo) di qualche serata "a nero" in qualche locale o qualche matrimonio suonando canzonette.
    Posto fisso in quel settore? Scordarselo!
    Secondo voi, se "passa" e fa il biennio in Germania... dopo, dove troverà di che vivere suonando? In Italia?
    Ma in questi ultimi 21/22 anni, chi ha pagato tutte le spese per fargli acquisire un solido bagaglio culturale, frequentando scuole di ogni ordine e grado e Conservatorio Statale?
    La famiglia, certo, ma anche tutti voi con le vostre tasse.
    Chiamali fessi i tedeschi... Questo è il vero "spread"!
  4. #4
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    Re: I giovani, il posto fisso e il mutuo. Sono veramente il sogno dei giovani?

    Quote soultrane il 24-02-12 alle 11:46 ha scritto: Visualizza il messaggio
    Totalmente d'accordo con l'autore dell'articolo. Una società asfittica di "giovani vecchi" ad immagine dei genitori è già morta senza saperlo. Bisogna avere il coraggio di rischiare e osare, immaginare un futuro diverso, essere folli e incoscienti, avere il coraggio di distruggere l'esistente per costruire del nuovo. E i giovani, "naturalmente", sono coraggiosi e incoscienti, a meno di essere snaturati dalle famiglie. Il migliore augurio che possa dare a un giovane è quello di mandare a fare in culo prima possibile i propri genitori, i nonni e tutto il resto, farsi la valigia e andare via di casa, esplorare il mondo e vivere la propria vita. E' quello che spero per le mie figlie.



    I giovani, il posto fisso e il mutuo

    Il posto fisso e il mutuo. Tutte le volte che si parla del futuro dei ragazzi italiani si dice che non ce l’hanno, perché non troveranno un posto fisso in futuro e perché, senza un posto fisso, nessuna banca darà loro un mutuo per comprare la casa. Due settimane fa durante una puntata di Servizio Pubblico di Michele Santoro, un’universitaria di 25 anni diceva ai telespettatori: «Nessuna banca mi dà un mutuo per comprarmi una casa». E lo ha ripetuto, la settimana dopo, Walter Veltroni in tv da Fazio.
    Ora, dato per scontato che sia legittimo per chiunque sognare di avere un posto fisso e una casa di proprietà, trovo incredibile che questo sia il “sogno” di una generazione di giovani. E che poter accedere a un mutuo per comprare casa sia il problema primario di una studentessa universitaria di 25 anni. Nel senso che i giovani, fino a qualche tempo fa, erano giovani, e nell’orizzonte della loro gioventù non c’era il metter su famiglia, il vestire in giacca e cravatta o l’accedere ai finanziamenti bancari per comprare casa.
    Invece oggi, a sentire i ragazzi intervistati alla televisione nei talk show, o a dar fede ai politici che quotidianamente ne parlano su giornali e tv, i ragazzi (non quelli che avendo superato i trent’anni magari hanno superato la “gioventù” e cercano maggiore solidità nella loro esistenza), sognano soltanto un posto fisso e una casa di proprietà e, non avendo né l’uno né l’altra, si sentono “precari”.
    Se fosse vero, se fosse davvero così, vorrebbe dire, semplicemente, che i giovani non esistono più, che siamo tornati indietro di sessant’anni, agli anni cinquanta, quando i giovani, come categoria sociale, non esistevano. E quando arrivarono sulla scena sociale e politica non volevano più il posto fisso, la bella auto, la casa, volevano sognare, immaginare un futuro differente per se e per gli altri, cambiare le regole del gioco.
    Oggi quei giovani non esistono più. A seguire la “vulgata” della tv e dei politici è difficile trovare un ragazzo che pensi a se stesso in maniera diversa dai genitori, che pensi che il posto fisso non sia essenziale, ma che essenziale sia provare a fare quello che si ama; è difficile trovare un ragazzo che invece di un mutuo per comprare casa, abbia sogni meno materiali. Sognare è lecito sempre, ma è naturale sognare l’impossibile quando si è giovani, immaginare libertà, creatività, futuro. E il futuro, fino a prova contraria, non può essere rappresentato soltanto dal posto fisso. È un orizzonte incredibilmente limitato, piccolo, angusto, terribile. È l’orizzonte di chi è già diventato adulto e che, per forza di cose, deve pensare non più solo a se stesso ma a famiglia e figli. Se è vero il messaggio che ci arriva, non è vero che oggi si è giovani fino a quarant’anni, la verità è l’esatto contrario, è che la realtà di oggi sta provando a cancellare la gioventù, spingendo i ragazzi a pensare che se non c’è un lavoro fisso la vita è “precaria”, invece che “possibile”. Avevano ragione i ragazzi che qualche anno fa scrivevano sui muri “Il futuro non è più quello di una volta”. È vero, il futuro di oggi è il passato di ieri, è quello di una società che dei giovani non sa che farsene, che vuole adulti privi di sogni, trentenni già spenti, inchiodati al problema del lavoro fisso e del mutuo, incapaci di immaginare un altro mondo.
    Precari? che vuol dire precari? ogni lavoratore autonomo è per sua natura “precario”, ogni negoziante è per sua natura “precario”, ma nessuno si è mai definito tale. Gli artisti sono “precari”, ma non si sono mai sognati di definirsi in questo modo. Perché mai un giovane, un ventenne appena uscito dall’università o un ragazzo di diciotto anni uscito dal liceo dovrebbe pensarsi come “precario”? Perché il mondo del lavoro offre solo lavori non destinati a durare tutta la vita? Si è tutta la vita quello che si vuole essere, si diventa “precari” nel momento in cui non si sa più chi si è e che cosa si voglia fare. Le commesse o i manovali, sono precarie da sempre, eppure per decenni, molti decenni, hanno svolto il loro lavoro senza pensare di esserlo, hanno immaginato un futuro, hanno costruito famiglie, hanno costruito l’Italia, pensando al futuro.
    Ma la realtà è fatta anche di giovani che sognano ancora, che non si sentono precari, che aprono start-up tecnologiche, che tentano di fare cinema o teatro, che immaginano nuovi progetti e che, nonostante l’impossibilità di avere prestiti dalle banche, cercano di trovare finanziamenti in altri modi, compreso il crowdfunding. Sono pochi, sono pazzi? Forse, ma se noi non puntiamo su di loro, se non diciamo a tutti i giovani che il mondo non è necessariamente quello costruito dai loro genitori, se noi continuiamo a sostenere la nostra idea di futuro, facciamo solo male al nostro paese, cancelliamo ogni prospettiva, creiamo solo ragazzi incapaci di immaginare altro che il mondo che c’è oggi, nel quale trovare uno spazietto senza problemi, protetto e assicurato, senza rischi e pericoli. La vita, quella vera, invece, è fatta di rischi e pericoli, è fatta di scelte e di coraggio, non di certezze stabilite oggi e vere fino alla fine dei giorni. Il problema di un giovane non può, non deve essere la pensione. Il problema di un giovane dovrebbe essere quello di inventarsi una vita, in barba agli adulti, alla società, ai politici, alle banche.
    Ed è impressionante che la sinistra non lo capisca, che parli solo di precariato e posto fisso, che non si renda conto che questo è esattamente fare il gioco di chi non vuole che cambi nulla e che il mondo, l’Italia, resti sempre quella che è, clientelare, corrotta, morta, senza futuro, vecchia.

    http://assante.blogautore.repubblica...o/?ref=HROBA-3


    quelli descritti nell' articolo sono i giovani destinati a scomparire, gli italiani

    mi spiego meglio

    i giovani in Italia sono sempre meno 'Italiani'

    i giovani 'stranieri' cambieranno il corso delle cose

    porta pazienza e incrocia le dita

    in ritardo, siamo sempre stati in ritardo di una decina di anni con il resto d' Europa, ricordo che era così anche venti/trenta anni fa

    giravo l' Europa, tornavo a Milano e mi sembrava di aver preso la macchina del tempo, adesso è la stessa cosa.

  5. #5
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    Re: I giovani, il posto fisso e il mutuo. Sono veramente il sogno dei giovani?

    Quote soultrane il 24-02-12 alle 11:46 ha scritto: Visualizza il messaggio
    Totalmente d'accordo con l'autore dell'articolo. Una società asfittica di "giovani vecchi" ad immagine dei genitori è già morta senza saperlo. Bisogna avere il coraggio di rischiare e osare, immaginare un futuro diverso, essere folli e incoscienti, avere il coraggio di distruggere l'esistente per costruire del nuovo. E i giovani, "naturalmente", sono coraggiosi e incoscienti, a meno di essere snaturati dalle famiglie. Il migliore augurio che possa dare a un giovane è quello di mandare a fare in culo prima possibile i propri genitori, i nonni e tutto il resto, farsi la valigia e andare via di casa, esplorare il mondo e vivere la propria vita. E' quello che spero per le mie figlie.



    I giovani, il posto fisso e il mutuo

    Il posto fisso e il mutuo. Tutte le volte che si parla del futuro dei ragazzi italiani si dice che non ce l’hanno, perché non troveranno un posto fisso in futuro e perché, senza un posto fisso, nessuna banca darà loro un mutuo per comprare la casa. Due settimane fa durante una puntata di Servizio Pubblico di Michele Santoro, un’universitaria di 25 anni diceva ai telespettatori: «Nessuna banca mi dà un mutuo per comprarmi una casa». E lo ha ripetuto, la settimana dopo, Walter Veltroni in tv da Fazio.
    Ora, dato per scontato che sia legittimo per chiunque sognare di avere un posto fisso e una casa di proprietà, trovo incredibile che questo sia il “sogno” di una generazione di giovani. E che poter accedere a un mutuo per comprare casa sia il problema primario di una studentessa universitaria di 25 anni. Nel senso che i giovani, fino a qualche tempo fa, erano giovani, e nell’orizzonte della loro gioventù non c’era il metter su famiglia, il vestire in giacca e cravatta o l’accedere ai finanziamenti bancari per comprare casa.
    Invece oggi, a sentire i ragazzi intervistati alla televisione nei talk show, o a dar fede ai politici che quotidianamente ne parlano su giornali e tv, i ragazzi (non quelli che avendo superato i trent’anni magari hanno superato la “gioventù” e cercano maggiore solidità nella loro esistenza), sognano soltanto un posto fisso e una casa di proprietà e, non avendo né l’uno né l’altra, si sentono “precari”.
    Se fosse vero, se fosse davvero così, vorrebbe dire, semplicemente, che i giovani non esistono più, che siamo tornati indietro di sessant’anni, agli anni cinquanta, quando i giovani, come categoria sociale, non esistevano. E quando arrivarono sulla scena sociale e politica non volevano più il posto fisso, la bella auto, la casa, volevano sognare, immaginare un futuro differente per se e per gli altri, cambiare le regole del gioco.
    Oggi quei giovani non esistono più. A seguire la “vulgata” della tv e dei politici è difficile trovare un ragazzo che pensi a se stesso in maniera diversa dai genitori, che pensi che il posto fisso non sia essenziale, ma che essenziale sia provare a fare quello che si ama; è difficile trovare un ragazzo che invece di un mutuo per comprare casa, abbia sogni meno materiali. Sognare è lecito sempre, ma è naturale sognare l’impossibile quando si è giovani, immaginare libertà, creatività, futuro. E il futuro, fino a prova contraria, non può essere rappresentato soltanto dal posto fisso. È un orizzonte incredibilmente limitato, piccolo, angusto, terribile. È l’orizzonte di chi è già diventato adulto e che, per forza di cose, deve pensare non più solo a se stesso ma a famiglia e figli. Se è vero il messaggio che ci arriva, non è vero che oggi si è giovani fino a quarant’anni, la verità è l’esatto contrario, è che la realtà di oggi sta provando a cancellare la gioventù, spingendo i ragazzi a pensare che se non c’è un lavoro fisso la vita è “precaria”, invece che “possibile”. Avevano ragione i ragazzi che qualche anno fa scrivevano sui muri “Il futuro non è più quello di una volta”. È vero, il futuro di oggi è il passato di ieri, è quello di una società che dei giovani non sa che farsene, che vuole adulti privi di sogni, trentenni già spenti, inchiodati al problema del lavoro fisso e del mutuo, incapaci di immaginare un altro mondo.
    Precari? che vuol dire precari? ogni lavoratore autonomo è per sua natura “precario”, ogni negoziante è per sua natura “precario”, ma nessuno si è mai definito tale. Gli artisti sono “precari”, ma non si sono mai sognati di definirsi in questo modo. Perché mai un giovane, un ventenne appena uscito dall’università o un ragazzo di diciotto anni uscito dal liceo dovrebbe pensarsi come “precario”? Perché il mondo del lavoro offre solo lavori non destinati a durare tutta la vita? Si è tutta la vita quello che si vuole essere, si diventa “precari” nel momento in cui non si sa più chi si è e che cosa si voglia fare. Le commesse o i manovali, sono precarie da sempre, eppure per decenni, molti decenni, hanno svolto il loro lavoro senza pensare di esserlo, hanno immaginato un futuro, hanno costruito famiglie, hanno costruito l’Italia, pensando al futuro.
    Ma la realtà è fatta anche di giovani che sognano ancora, che non si sentono precari, che aprono start-up tecnologiche, che tentano di fare cinema o teatro, che immaginano nuovi progetti e che, nonostante l’impossibilità di avere prestiti dalle banche, cercano di trovare finanziamenti in altri modi, compreso il crowdfunding. Sono pochi, sono pazzi? Forse, ma se noi non puntiamo su di loro, se non diciamo a tutti i giovani che il mondo non è necessariamente quello costruito dai loro genitori, se noi continuiamo a sostenere la nostra idea di futuro, facciamo solo male al nostro paese, cancelliamo ogni prospettiva, creiamo solo ragazzi incapaci di immaginare altro che il mondo che c’è oggi, nel quale trovare uno spazietto senza problemi, protetto e assicurato, senza rischi e pericoli. La vita, quella vera, invece, è fatta di rischi e pericoli, è fatta di scelte e di coraggio, non di certezze stabilite oggi e vere fino alla fine dei giorni. Il problema di un giovane non può, non deve essere la pensione. Il problema di un giovane dovrebbe essere quello di inventarsi una vita, in barba agli adulti, alla società, ai politici, alle banche.
    Ed è impressionante che la sinistra non lo capisca, che parli solo di precariato e posto fisso, che non si renda conto che questo è esattamente fare il gioco di chi non vuole che cambi nulla e che il mondo, l’Italia, resti sempre quella che è, clientelare, corrotta, morta, senza futuro, vecchia.

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    Io spero che in fondo comunque ci sia un desiderio più alto e serio nei giovani, non tanto del posto fisso, il mutuo e la casa, bensì conditio sine qua non per potersi fare una famiglia.

    Io ci penso su ancora: prima di fare un figlio cerco di avere almeno un minimo di sicurezze. Sicurezze che non sono tanto il posto fisso, quanto una stabilità economica.

    E' verissimo che mi sento vecchio dentro!! Sto perdendo la mia indole pioniera ed incosciente.

    Il Sistema ci sta fottendo: Produci, Consuma e Crepa.


    [TUBE]http://www.youtube.com/embed/s_q7T32SrlQ[/TUBE]



    Non so dei vostri buoni propositi
    perchè non mi riguardano
    esiste una sconfitta
    pari al venire corroso
    che non ho scelto io
    ma è dell'epoca in cui vivo
    la morte è insopportabile
    per chi non riesce a vivere
    la morte è insopportabile
    per chi non deve vivere
    lode a Mishima e a Majakovskij
    tu devi scomparire
    anche se non ne hai voglia
    e puoi contare solo su di te
    PRODUCI CONSUMA CREPA
    SBATTITI FATTI CREPA
    PRODUCI CONSUMA CREPA
    CREPA


    RIUSCIRA' IL NOSTRO EROE A FARLA FRANCA?
    O SARA' LA FRANCA A FARSI IL NOSTRO EROE?



  6. #6
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    Re: I giovani, il posto fisso e il mutuo. Sono veramente il sogno dei giovani?

    Quote soultrane il 24-02-12 alle 11:46 ha scritto: Visualizza il messaggio
    Totalmente d'accordo con l'autore dell'articolo. Una società asfittica di "giovani vecchi" ad immagine dei genitori è già morta senza saperlo. Bisogna avere il coraggio di rischiare e osare, immaginare un futuro diverso, essere folli e incoscienti, avere il coraggio di distruggere l'esistente per costruire del nuovo. E i giovani, "naturalmente", sono coraggiosi e incoscienti, a meno di essere snaturati dalle famiglie. Il migliore augurio che possa dare a un giovane è quello di mandare a fare in culo prima possibile i propri genitori, i nonni e tutto il resto, farsi la valigia e andare via di casa, esplorare il mondo e vivere la propria vita. E' quello che spero per le mie figlie.



    I giovani, il posto fisso e il mutuo

    Il posto fisso e il mutuo. Tutte le volte che si parla del futuro dei ragazzi italiani si dice che non ce l’hanno, perché non troveranno un posto fisso in futuro e perché, senza un posto fisso, nessuna banca darà loro un mutuo per comprare la casa. Due settimane fa durante una puntata di Servizio Pubblico di Michele Santoro, un’universitaria di 25 anni diceva ai telespettatori: «Nessuna banca mi dà un mutuo per comprarmi una casa». E lo ha ripetuto, la settimana dopo, Walter Veltroni in tv da Fazio.
    Ora, dato per scontato che sia legittimo per chiunque sognare di avere un posto fisso e una casa di proprietà, trovo incredibile che questo sia il “sogno” di una generazione di giovani. E che poter accedere a un mutuo per comprare casa sia il problema primario di una studentessa universitaria di 25 anni. Nel senso che i giovani, fino a qualche tempo fa, erano giovani, e nell’orizzonte della loro gioventù non c’era il metter su famiglia, il vestire in giacca e cravatta o l’accedere ai finanziamenti bancari per comprare casa.
    Invece oggi, a sentire i ragazzi intervistati alla televisione nei talk show, o a dar fede ai politici che quotidianamente ne parlano su giornali e tv, i ragazzi (non quelli che avendo superato i trent’anni magari hanno superato la “gioventù” e cercano maggiore solidità nella loro esistenza), sognano soltanto un posto fisso e una casa di proprietà e, non avendo né l’uno né l’altra, si sentono “precari”.
    Se fosse vero, se fosse davvero così, vorrebbe dire, semplicemente, che i giovani non esistono più, che siamo tornati indietro di sessant’anni, agli anni cinquanta, quando i giovani, come categoria sociale, non esistevano. E quando arrivarono sulla scena sociale e politica non volevano più il posto fisso, la bella auto, la casa, volevano sognare, immaginare un futuro differente per se e per gli altri, cambiare le regole del gioco.
    Oggi quei giovani non esistono più. A seguire la “vulgata” della tv e dei politici è difficile trovare un ragazzo che pensi a se stesso in maniera diversa dai genitori, che pensi che il posto fisso non sia essenziale, ma che essenziale sia provare a fare quello che si ama; è difficile trovare un ragazzo che invece di un mutuo per comprare casa, abbia sogni meno materiali. Sognare è lecito sempre, ma è naturale sognare l’impossibile quando si è giovani, immaginare libertà, creatività, futuro. E il futuro, fino a prova contraria, non può essere rappresentato soltanto dal posto fisso. È un orizzonte incredibilmente limitato, piccolo, angusto, terribile. È l’orizzonte di chi è già diventato adulto e che, per forza di cose, deve pensare non più solo a se stesso ma a famiglia e figli. Se è vero il messaggio che ci arriva, non è vero che oggi si è giovani fino a quarant’anni, la verità è l’esatto contrario, è che la realtà di oggi sta provando a cancellare la gioventù, spingendo i ragazzi a pensare che se non c’è un lavoro fisso la vita è “precaria”, invece che “possibile”. Avevano ragione i ragazzi che qualche anno fa scrivevano sui muri “Il futuro non è più quello di una volta”. È vero, il futuro di oggi è il passato di ieri, è quello di una società che dei giovani non sa che farsene, che vuole adulti privi di sogni, trentenni già spenti, inchiodati al problema del lavoro fisso e del mutuo, incapaci di immaginare un altro mondo.
    Precari? che vuol dire precari? ogni lavoratore autonomo è per sua natura “precario”, ogni negoziante è per sua natura “precario”, ma nessuno si è mai definito tale. Gli artisti sono “precari”, ma non si sono mai sognati di definirsi in questo modo. Perché mai un giovane, un ventenne appena uscito dall’università o un ragazzo di diciotto anni uscito dal liceo dovrebbe pensarsi come “precario”? Perché il mondo del lavoro offre solo lavori non destinati a durare tutta la vita? Si è tutta la vita quello che si vuole essere, si diventa “precari” nel momento in cui non si sa più chi si è e che cosa si voglia fare. Le commesse o i manovali, sono precarie da sempre, eppure per decenni, molti decenni, hanno svolto il loro lavoro senza pensare di esserlo, hanno immaginato un futuro, hanno costruito famiglie, hanno costruito l’Italia, pensando al futuro.
    Ma la realtà è fatta anche di giovani che sognano ancora, che non si sentono precari, che aprono start-up tecnologiche, che tentano di fare cinema o teatro, che immaginano nuovi progetti e che, nonostante l’impossibilità di avere prestiti dalle banche, cercano di trovare finanziamenti in altri modi, compreso il crowdfunding. Sono pochi, sono pazzi? Forse, ma se noi non puntiamo su di loro, se non diciamo a tutti i giovani che il mondo non è necessariamente quello costruito dai loro genitori, se noi continuiamo a sostenere la nostra idea di futuro, facciamo solo male al nostro paese, cancelliamo ogni prospettiva, creiamo solo ragazzi incapaci di immaginare altro che il mondo che c’è oggi, nel quale trovare uno spazietto senza problemi, protetto e assicurato, senza rischi e pericoli. La vita, quella vera, invece, è fatta di rischi e pericoli, è fatta di scelte e di coraggio, non di certezze stabilite oggi e vere fino alla fine dei giorni. Il problema di un giovane non può, non deve essere la pensione. Il problema di un giovane dovrebbe essere quello di inventarsi una vita, in barba agli adulti, alla società, ai politici, alle banche.
    Ed è impressionante che la sinistra non lo capisca, che parli solo di precariato e posto fisso, che non si renda conto che questo è esattamente fare il gioco di chi non vuole che cambi nulla e che il mondo, l’Italia, resti sempre quella che è, clientelare, corrotta, morta, senza futuro, vecchia.

    http://assante.blogautore.repubblica...o/?ref=HROBA-3
    Tutto vero, non c'è dubbio. Io credo che la possibilità di sognare che avevamo noi da giovani, è stato un "lusso" che ci siamo potuti permettere, grazie alla solidità dei nostri genitori, alla solidità dell'economia italiana di quei tempi. Se i nostri figli, purtroppo, non se lo possono permettere è, principalmente, perchè la nostra situazione è disastrosa, la situazione dell'Italia è disastrosa. Non voglio entrare in polemica sulle colpe, non è questo il 3D, ma è ovvio che la nostra insicurezza la trasmettiamo ai nostri figli; con quello che vedono e sentono, che sogni volete che facciano. Se fatichiamo a soddisfare i nostri bisogni primari, di aver da mangiare fino a fine mese o di pagare il mutuo della casa con il rischio di perderla, a cosa volete che si aggrappino. In tutte le risposte ho notato il suggerimento comune: andar fuori dall'Italia. Le mie figlie sono ancora "piccole" ma ho vari nipoti, ne prendo due ad esempio. Una si è laureata in lettere, ha fatto centomila concorsi, ha lavorato ad un call center per un anno circa, si è sposata (precario anche lui) e sono tutti preoccupati perchè non ce la fanno ad arrivare a fine mese. L'altro nipote si è laureato in ingegneria meccanica con 110 e lode, ha avuto la tata tedesca fin dalla nascita ( quindi parla tedesco meglio dell'italiano), da tre anni lavora a Berna, in un istituto di ricerca per nanotecnologie, prende uno stipendio da favola. A voi le deduzioni. Non è giusto criminalizzare i giovani attuali (stile La Russa), siamo noi che dobbiamo metterli in grado di sognare.
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    Re: I giovani, il posto fisso e il mutuo. Sono veramente il sogno dei giovani?

    Quote cornetto18 il 24-02-12 alle 16:14 ha scritto: Visualizza il messaggio
    Tutto vero, non c'è dubbio. Io credo che la possibilità di sognare che avevamo noi da giovani, è stato un "lusso" che ci siamo potuti permettere, grazie alla solidità dei nostri genitori, alla solidità dell'economia italiana di quei tempi. Se i nostri figli, purtroppo, non se lo possono permettere è, principalmente, perchè la nostra situazione è disastrosa, la situazione dell'Italia è disastrosa. Non voglio entrare in polemica sulle colpe, non è questo il 3D, ma è ovvio che la nostra insicurezza la trasmettiamo ai nostri figli; con quello che vedono e sentono, che sogni volete che facciano. Se fatichiamo a soddisfare i nostri bisogni primari, di aver da mangiare fino a fine mese o di pagare il mutuo della casa con il rischio di perderla, a cosa volete che si aggrappino. In tutte le risposte ho notato il suggerimento comune: andar fuori dall'Italia. Le mie figlie sono ancora "piccole" ma ho vari nipoti, ne prendo due ad esempio. Una si è laureata in lettere, ha fatto centomila concorsi, ha lavorato ad un call center per un anno circa, si è sposata (precario anche lui) e sono tutti preoccupati perchè non ce la fanno ad arrivare a fine mese. L'altro nipote si è laureato in ingegneria meccanica con 110 e lode, ha avuto la tata tedesca fin dalla nascita ( quindi parla tedesco meglio dell'italiano), da tre anni lavora a Berna, in un istituto di ricerca per nanotecnologie, prende uno stipendio da favola. A voi le deduzioni. Non è giusto criminalizzare i giovani attuali (stile La Russa), siamo noi che dobbiamo metterli in grado di sognare.
    Concordo, ma cambierei la tua frase finale.
    Noi non "dobbiamo mettere i giovani in grado di sognare", bensì dobbiamo lasciarli liberi di sognare.

    Riguardo alla difficoltà dei tempi attuali non sono in tutto d'accordo. Quando ci sono state guerre e carestie (ben più gravi di adesso) il mondo è sempre andato avanti grazie ai giovani (non grazie ai genitori o ai nonni).
    Forse è proprio questo il problema. Abbiamo paura di perdere il poco che abbiamo, e non lasciamo ai giovani la possibilità di tentare nuove strade.
    Dobbiamo iniziare a farci da parte e ritagliarci il ruolo di "facilitatori", aiutarli ad andare via e creare un nuovo mondo.
    E in questo i padri hanno un grande ruolo, a cui purtroppo hanno abdicato da tempo, fagocitati dal sistema economico e costretti ad ammazzarsi di lavoro per portare i soldi a casa. Per far cosa poi? Per costruire un mondo di ***** che ora è miseramente fallito?
    I padri hanno il grande compito di staccare i figli dalla famiglia e dalla madre e introdurli al mondo esterno, ad andare incontro al nuovo accompagnandoli nei primi passi per poi lasciarli liberi.
    Invece molti padri di adesso sono bambini, immaturi essi stessi, incapaci di essere guida e figura di riferimento per i figli.
  8. #8
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    Re: I giovani, il posto fisso e il mutuo. Sono veramente il sogno dei giovani?

    Quote soultrane il 24-02-12 alle 11:46 ha scritto: Visualizza il messaggio
    Totalmente d'accordo con l'autore dell'articolo. Una società asfittica di "giovani vecchi" ad immagine dei genitori è già morta senza saperlo. Bisogna avere il coraggio di rischiare e osare, immaginare un futuro diverso, essere folli e incoscienti, avere il coraggio di distruggere l'esistente per costruire del nuovo. E i giovani, "naturalmente", sono coraggiosi e incoscienti, a meno di essere snaturati dalle famiglie. Il migliore augurio che possa dare a un giovane è quello di mandare a fare in culo prima possibile i propri genitori, i nonni e tutto il resto, farsi la valigia e andare via di casa, esplorare il mondo e vivere la propria vita. E' quello che spero per le mie figlie.



    I giovani, il posto fisso e il mutuo

    Il posto fisso e il mutuo. Tutte le volte che si parla del futuro dei ragazzi italiani si dice che non ce l’hanno, perché non troveranno un posto fisso in futuro e perché, senza un posto fisso, nessuna banca darà loro un mutuo per comprare la casa. Due settimane fa durante una puntata di Servizio Pubblico di Michele Santoro, un’universitaria di 25 anni diceva ai telespettatori: «Nessuna banca mi dà un mutuo per comprarmi una casa». E lo ha ripetuto, la settimana dopo, Walter Veltroni in tv da Fazio.
    Ora, dato per scontato che sia legittimo per chiunque sognare di avere un posto fisso e una casa di proprietà, trovo incredibile che questo sia il “sogno” di una generazione di giovani. E che poter accedere a un mutuo per comprare casa sia il problema primario di una studentessa universitaria di 25 anni. Nel senso che i giovani, fino a qualche tempo fa, erano giovani, e nell’orizzonte della loro gioventù non c’era il metter su famiglia, il vestire in giacca e cravatta o l’accedere ai finanziamenti bancari per comprare casa.
    Invece oggi, a sentire i ragazzi intervistati alla televisione nei talk show, o a dar fede ai politici che quotidianamente ne parlano su giornali e tv, i ragazzi (non quelli che avendo superato i trent’anni magari hanno superato la “gioventù” e cercano maggiore solidità nella loro esistenza), sognano soltanto un posto fisso e una casa di proprietà e, non avendo né l’uno né l’altra, si sentono “precari”.
    Se fosse vero, se fosse davvero così, vorrebbe dire, semplicemente, che i giovani non esistono più, che siamo tornati indietro di sessant’anni, agli anni cinquanta, quando i giovani, come categoria sociale, non esistevano. E quando arrivarono sulla scena sociale e politica non volevano più il posto fisso, la bella auto, la casa, volevano sognare, immaginare un futuro differente per se e per gli altri, cambiare le regole del gioco.
    Oggi quei giovani non esistono più. A seguire la “vulgata” della tv e dei politici è difficile trovare un ragazzo che pensi a se stesso in maniera diversa dai genitori, che pensi che il posto fisso non sia essenziale, ma che essenziale sia provare a fare quello che si ama; è difficile trovare un ragazzo che invece di un mutuo per comprare casa, abbia sogni meno materiali. Sognare è lecito sempre, ma è naturale sognare l’impossibile quando si è giovani, immaginare libertà, creatività, futuro. E il futuro, fino a prova contraria, non può essere rappresentato soltanto dal posto fisso. È un orizzonte incredibilmente limitato, piccolo, angusto, terribile. È l’orizzonte di chi è già diventato adulto e che, per forza di cose, deve pensare non più solo a se stesso ma a famiglia e figli. Se è vero il messaggio che ci arriva, non è vero che oggi si è giovani fino a quarant’anni, la verità è l’esatto contrario, è che la realtà di oggi sta provando a cancellare la gioventù, spingendo i ragazzi a pensare che se non c’è un lavoro fisso la vita è “precaria”, invece che “possibile”. Avevano ragione i ragazzi che qualche anno fa scrivevano sui muri “Il futuro non è più quello di una volta”. È vero, il futuro di oggi è il passato di ieri, è quello di una società che dei giovani non sa che farsene, che vuole adulti privi di sogni, trentenni già spenti, inchiodati al problema del lavoro fisso e del mutuo, incapaci di immaginare un altro mondo.
    Precari? che vuol dire precari? ogni lavoratore autonomo è per sua natura “precario”, ogni negoziante è per sua natura “precario”, ma nessuno si è mai definito tale. Gli artisti sono “precari”, ma non si sono mai sognati di definirsi in questo modo. Perché mai un giovane, un ventenne appena uscito dall’università o un ragazzo di diciotto anni uscito dal liceo dovrebbe pensarsi come “precario”? Perché il mondo del lavoro offre solo lavori non destinati a durare tutta la vita? Si è tutta la vita quello che si vuole essere, si diventa “precari” nel momento in cui non si sa più chi si è e che cosa si voglia fare. Le commesse o i manovali, sono precarie da sempre, eppure per decenni, molti decenni, hanno svolto il loro lavoro senza pensare di esserlo, hanno immaginato un futuro, hanno costruito famiglie, hanno costruito l’Italia, pensando al futuro.
    Ma la realtà è fatta anche di giovani che sognano ancora, che non si sentono precari, che aprono start-up tecnologiche, che tentano di fare cinema o teatro, che immaginano nuovi progetti e che, nonostante l’impossibilità di avere prestiti dalle banche, cercano di trovare finanziamenti in altri modi, compreso il crowdfunding. Sono pochi, sono pazzi? Forse, ma se noi non puntiamo su di loro, se non diciamo a tutti i giovani che il mondo non è necessariamente quello costruito dai loro genitori, se noi continuiamo a sostenere la nostra idea di futuro, facciamo solo male al nostro paese, cancelliamo ogni prospettiva, creiamo solo ragazzi incapaci di immaginare altro che il mondo che c’è oggi, nel quale trovare uno spazietto senza problemi, protetto e assicurato, senza rischi e pericoli. La vita, quella vera, invece, è fatta di rischi e pericoli, è fatta di scelte e di coraggio, non di certezze stabilite oggi e vere fino alla fine dei giorni. Il problema di un giovane non può, non deve essere la pensione. Il problema di un giovane dovrebbe essere quello di inventarsi una vita, in barba agli adulti, alla società, ai politici, alle banche.
    Ed è impressionante che la sinistra non lo capisca, che parli solo di precariato e posto fisso, che non si renda conto che questo è esattamente fare il gioco di chi non vuole che cambi nulla e che il mondo, l’Italia, resti sempre quella che è, clientelare, corrotta, morta, senza futuro, vecchia.

    http://assante.blogautore.repubblica...o/?ref=HROBA-3
    Scusate...sarò pure una giovane-vecchia, una cartapecora-dentro o una matusa-d-altri-tempi...ma non capisco cosa ci sia di tanto strano nel sognare un EQUILIBRIO... perché posto fisso e casa di proprietà questo ti danno: l'equilibrio.

    Equilibrio come certezza di poter costruire una famiglia; equilibrio come tranquillità di veder crescere i propri figli e non dover negare loro di inseguire i propri di sogni.

    E' così romantico pensare di vivere l'avventura e rischiare sulla propria pellaccia di investire tutto in qualcosa che potrebbe darti tutto...o niente!
    Ma la realtà è che a tutti piace stare sereni...e la tranquillità di un domani felice è molto allettante...
  9. #9
     Colonnello C.te
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    Re: I giovani, il posto fisso e il mutuo. Sono veramente il sogno dei giovani?

    Quote nutella il 24-02-12 alle 16:40 ha scritto: Visualizza il messaggio
    Scusate...sarò pure una giovane-vecchia, una cartapecora-dentro o una matusa-d-altri-tempi...ma non capisco cosa ci sia di tanto strano nel sognare un EQUILIBRIO... perché posto fisso e casa di proprietà questo ti danno: l'equilibrio.

    Equilibrio come certezza di poter costruire una famiglia; equilibrio come tranquillità di veder crescere i propri figli e non dover negare loro di inseguire i propri di sogni.

    E' così romantico pensare di vivere l'avventura e rischiare sulla propria pellaccia di investire tutto in qualcosa che potrebbe darti tutto...o niente!
    Ma la realtà è che a tutti piace stare sereni...e la tranquillità di un domani felice è molto allettante...
    Straquoto.....w la tranquillità (ovviamente non intesa come molle inerzia esistenziale ma come ricerca di una vita sana e serena,lavoro-famiglia e piccole cose semplici e sane)
  10. #10
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    Re: I giovani, il posto fisso e il mutuo. Sono veramente il sogno dei giovani?

    Quote nutella il 24-02-12 alle 17:40 ha scritto: Visualizza il messaggio
    Scusate...sarò pure una giovane-vecchia, una cartapecora-dentro o una matusa-d-altri-tempi...ma non capisco cosa ci sia di tanto strano nel sognare un EQUILIBRIO... perché posto fisso e casa di proprietà questo ti danno: l'equilibrio.

    Equilibrio come certezza di poter costruire una famiglia; equilibrio come tranquillità di veder crescere i propri figli e non dover negare loro di inseguire i propri di sogni.

    E' così romantico pensare di vivere l'avventura e rischiare sulla propria pellaccia di investire tutto in qualcosa che potrebbe darti tutto...o niente!
    Ma la realtà è che a tutti piace stare sereni...e la tranquillità di un domani felice è molto allettante...
    Certo, solo che questi stessi sogni (o meglio aspirazioni) legittimi e naturali (creare una famiglia, avere una casa, ecc) si possono coltivare anche senza per forza cercare a tutti i costi di farsi un mutuo e comprarsi una casa di proprietà, impelagarsi con le banche che se non hai un posto fisso il mutuo non te lo danno, ecc.

    Io non ho una casa di proprietà, pago l'affitto e ho due figlie. Non ho mutui e sono più sereno perché quei quattro soldi che ho da parte e che non servirebbero a pagare l'anticipo del mutuo, mi danno una certa tranquillità nel caso dovessi trovarmi dall'oggi al domani senza lavoro.

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